Matteo Renzi tra Europa e riforme: la giornata politica

In attesa delle votazioni del Parlamento greco, Matteo Renzi non rinuncia a sottolineare l’importanza di ”cambiare verso” all’Europa con riforme che la indirizzino verso la crescita. Dall’Etiopia, dove si trova per la Conferenza Onu sul finanziamento allo sviluppo, il premier ripete che la missione dell’Ue e’ ”dare speranza e creare lavoro per la lotta alla poverta”’.

Dopo la dura battaglia di Bruxelles che ha scongiurato in extremis la Grexit, nella quale l’Italia ha giocato di sponda con la Francia un prezioso ruolo di raccordo diplomatico, il capo del governo fa sapere che per i socialisti europei l’Unione non puo’ essere solo ”numeri e regole”, la strategia del futuro e’ quella degli investimenti. Allusione a quella che sara’ la linea italiana per l’autunno quando, all’interno della legge di stabilita’, si cerchera’ di ottenere per il nostro Paese l’assenso tedesco all’allentamento dei parametri di bilancio in modo da irrobustire i segnali troppo timidi registrati fin qui sul fronte della ripresa.

La partita e’ complessa anche perche’ il governo deve fare i conti con le critiche delle opposizioni che lo accusano di raccontare favole visto il nuovo record registrato dal debito pubblico italiano (si e’ sfondata quota 2.200 miliardi). Senza denaro fresco da investire sul mercato interno, il premier sa di non avere molte carte da giocare: i sondaggi del resto segnalano una costante erosione di consensi del Pd a vantaggio dei 5 stelle (tre per cento in quattro settimane) e potrebbe essere difficile fronteggiare il malumore della sinistra dem che teme di essere sostituita prima o poi dai nuovi ”responsabili” di Denis Verdini. Non a caso il Rottamatore invita i suoi ad una ”narrazione” piu’ efficace di quanto sta facendo l’esecutivo.

Sul fronte internazionale i risultati positivi non sono mancati (vedi il ruolo chiave giocato da Federica Mogherini nello storico accordo raggiunto con l’Iran sul nucleare), ma per il primo ministro il cuore del programma restano le riforme. Quelle riforme che raccomanda anche alla disastrata Grecia per uscire dall’angolo e recuperare credibilita’. Non sara’ facile. Se e’ vero che la riforma del bicameralismo potrebbe essere approvata entro l’estate, come sostiene Maria Elena Boschi, non si vede perche’ essa debba slittare all’ autunno.

C’e’ in realta’ il problema di tenere unito il partito, come ammette lo stesso Renzi dicendo che fara’ di tutto in tale direzione: la minoranza interna e’ sempre piu’ inquieta e Roberto Speranza, che ne e’ uno dei leader, ha fatto balenare lo spettro di una scissione se non si trovera’ una mediazione sul Senato elettivo proposto dal documento dei 25. Miguel Gotor spiega che si tratta di un punto fondamentale visto che l’Italicum prevede i capilista bloccati (dunque decisi dalle segreterie).

L’accordo non c’e’ ancora ma un fatto e’ certo: Renzi non puo’ permettersi altre defezioni di peso, dopo quelle di Civati e di Fassina, in uno scenario nel quale crescono le forze euroscettiche ed antisistema. Il manipolo dei verdiniani al Senato puo’ rappresentare al massimo una clausola di salvaguardia, ma l’ obiettivo del segretario-premier deve restare quello di tornare in sella al cavallo del 40 per cento. Obiettivo impossibile se il Pd si spacca. Molto dipendera’ dalle mosse degli avversari.

M5S, Lega e Sel hanno imboccato la strada dell’opposizione intransigente e non incline al dialogo con l’uomo dipinto come aiutante della Merkel. Forza Italia invece e’ ancora alla ricerca di una linea, divisa tra l’ala dialogante di Verdini e quella oltranzista di Brunetta: si giochera’ tutto sull’atteggiamento che gli azzurri terranno sulle riforme. In tal senso la linea di pressione sulla politica della crescita potrebbe essere per il Rottamatore un catalizzatore di consenso: glielo chiedono anche i centristi secondo i quali o il sistema europeo cambia profondamente dal punto di vista economico-istituzionale o sara’ destinato ad una crisi devastante (Cicchitto).