Turismo e cultura, la ‘grande bellezza’ nascosta dell’Italia

L’Italia e’ uno scrigno di tesori e ne riusciamo a sfruttare solo una parte piuttosto irrisoria. Sembra la solita storia dell’alunno assai dotato ma che non si vuole applicare gia’ sentita tante volte, ma quando a certificarlo – con schemi, analisi e parametri e soprattutto con una mappa di posti virtuosi e non – e’ l’Istat, la faccenda assume un altro valore. E i dati parlano chiaro: lo Stivale e’ un mosaico di sistemi locali (che prescindono da una definizione territoriale di tipo meramente amministrativo).

"Solo 70, definiti "La grande bellezza" – spiega il presidente dell’Istat Giorgio Alleva chiamato dal ministro Dario Franceschini a illustrare e ‘aggiornare’ la parte del rapporto 2015 su cultura e turismo – hanno un insieme di eccellenze culturali sostenute da un’altrettanto fiorente industria culturale, come Roma, Milano e Firenze ma anche alcune zone di Umbria e Campania. Ma ci sono ben 138 sistemi locali che hanno un grande patrimonio culturale ‘non ancora valorizzato’. Per lo piu’ fanno parte del Mezzogiorno d’Italia con punte in Sicilia e Puglia".

Completano il quadro altri 138 sistemi locali soprattutto nel Nord Est che hanno una forte "imprenditorialita’ culturale" e cioe’ non hanno risorse di patrimonio incredibili, ma valorizzano in modo eccellente quello che hanno. Ci sono poi 194 sistemi "volano del turismo": talmente belli e dotati di bellezza naturale da attrarre turisti senza avere musei o beni storico-artistici. Infine 71 "perifericita’ culturali": hanno risorse culturali scarse e scarsa capacita’ imprenditoriale e anche qui si trovano al Mezzogiorno (soprattutto aree interne di Calabria, Sicilia, Sardegna).

Ma questa geografia, secondo Alleva, serve proprio per essere rivoluzionata puntando "su investimenti, capitale umano e innovazione". "Una volta di piu’ dico che bisogna fare sistema – dice Franceschini – e investire su quel museo diffuso che e’ l’Italia. Tanto che assieme alla Rai e all’Istat stiamo pensando a creare un parametro culturale per misurare il valore di un Paese e ad incrociare tutti i dati che ci arrivano non solo dall’Istat ma dall’Osservatorio nazionale del turismo e da altre fonti. Non solo lo Stato deve fare la sua parte (e l’abbiamo in parte fatta con art bonus e anche il tax credit), ma anche i privati: se c’e’ un monumento che attira i turisti, attorno vanno costruiti anche alberghi, ristoranti, negozi etc".

"In un anno di crisi come il 2014 – continua – abbiamo superato i 50 milioni di arrivi internazionali. Ora stiamo vivendo il grande anno dell’Expo e ci aspetta quello del Giubileo per cui stiamo lavorando con tante iniziative a partire dai cammini religiosi. Aspettiamo con fiducia che la rinnovata Enit, in cui Stato e Regioni collaborano insieme anticipando la riforma del titolo V della Costituzione, cominci il suo percorso e si occupi non solo di promozione, ma anche di commercializzazione del prodotto Italia".