Sesso, gli italiani rivogliono le case chiuse – di Arnaldo Ferrari Nasi

Le nuove norme di contrasto alla prostituzione proposte dall’On. Alessandro Naccarato che andranno in discussione nei prossimi giorni in Commissione Giustizia paiono divergere da quanto esprime la cittadinanza sul tema.

Una proposta di legge che "nasce dalla volontà di trovare una risposta concreta ai problemi connessi all’esercizio della prostituzione" ed "in particolare intende contrastare e sanzionare la domanda di prestazioni sessuali". Sull’argomento, invece, la nostra ultima rilevazione ci dice come il 61% degli italiani adulti sia “favorevole alla riapertura delle case chiuse”. Con una ulteriore puntualizzazione che non farà piacere all’estensore Naccarato – pidiellino e lettiano – visto che in tutta l’arcata del centrosinistra sono proprio gli elettori del Pd ed i cattolici i più disponibili all’idea con una media del 67%.

Per la grande maggioranza degli italiani, quindi, la domanda di sesso a pagamento non va sanzionata, bensì regolamentata. Una nostra precedente ricerca ci spiega nel dettaglio come per i nostri cittadini i problemi siano sempre gli stessi, anche quando declinati su un tema particolare come questo: sicurezza, salute, tasse. Infatti, “con le prostitute in strada, aumenta anche la delinquenza ed il problema della sicurezza”, 87%; “se la prostituzione fosse regolamentata ed un cliente prende una malattia, si può rintracciare da chi l’ha presa ed evitare altri contagi”, 77%; “visto che per le prostitute questo è il loro lavoro, dovrebbero pagare le tasse come tutti”, 81%. Su questo ultimo punto giova ricordare come in Germania le quattrocentomila prostitute che esercitano in modo legale versino circa quattro miliardi di Euro al fisco.

La Legge 75/1958 con cui veniva abolita la regolamentazione della prostituzione, fu una proposta della socialista Lina Merlin che, tra l’altro, citava l’Art. 41 della Costituzione che stabilisce come un’attività economica non possa essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana. Per il nuovo atto presentato, invece, "deve essere superato e accantonato il punto di vista di chi vorrebbe difendere la libertà di coloro che si avvalgono del sesso a pagamento. Infatti deve essere affermato con forza che queste presunte «libertà» sono esercitate nei confronti di persone che libere non sono".

Ma allora se è questo il senso della proposta, non occorre un’altra legge per l’ordinamento italiano. E’ sufficiente che si utilizzino gli strumenti adeguati per combattere ciò che è già reato: lo sfruttamento della prostituzione; che oggi ha assunto i toni della tratta di schiavi.

Non meno libertà per gli italiani, quindi, ma più risorse alle forze di polizia giudiziaria e magistrati che le indirizzino nelle giuste inchieste.