On. Fabio Porta, deputato eletto all’estero col Pd nella ripartizione estera America Meridionale: qual è lo stato di salute del Pd in Sud America e, più in generale, all’estero?
Il Partito Democratico in Sudamerica può contare su una grande rete di circoli oltre che su un lavoro di raccordo con il Parlamento e con il partito che insieme al nostro Responsabile italiani nel mondo Luciano Vecchi conduciamo da anni anche grazie al prezioso lavoro della coordinatrice Sudamerica Marisa Barbato.
Le due principali federazioni, guidate da Daniel Antenucci in Argentina e Salvatore Milanese in Brasile, stanno facendo un lavoro egregio all’insegna del volontariato e della passione politica, e anche in Cile, Peru, Uruguay e Venezuela abbiamo una presenza significativa.
Siamo il più grande partito tra gli italiani all’estero, e in Sudamerica – nonostante il taglio di metà dei nostri parlamentari eletti in quella ripartizione – abbiamo sempre mantenuto una presenza in Parlamento che ci ha permesso lo scorso anno di fare sentire la voce dei nostri elettori quando abbiamo dovuto contrastare fortemente in commissione e in aula la sciagurata Legge Tajani sulla cittadinanza.
Quali sono le più recenti iniziative messe in campo sul territorio e quali quelle in programma?
Nel corso di questa legislatura abbiamo rafforzato il legame proficuo del partito in Sudamerica con la segreteria nazionale e i gruppi parlamentari; con il Segretario internazionale Peppe Provenzano abbiamo organizzato importanti missioni a Buenos Aires, San Paolo e Montevideo alle quali hanno partecipato i nostri circoli e a una di queste iniziative era presente anche la Presidente dei deputati del Partito Democratico Chiara Braga, a conferma dell’importanza e dell’attenzione che il PD ha sempre dato al Paese con il maggior numero di elettori italiani al mondo.
Sono segnali importanti, anche se sono convinto che dobbiamo e possiamo fare di più, molto di più. Stiamo pensando ad una grande conferenza da realizzarsi in Sudamerica nei prossimi mesi, probabilmente coinvolgendo tutti i nostri circoli della ripartizione.

Secondo lei Elly Schlein è la giusta candidata premier per il cosiddetto campo largo? Alcuni, anche all’interno del Pd, credono non sia la figura più adatta…
La coalizione di centro-sinistra, il cosiddetto “campo-largo”, ha ottenuto importanti risultati in tutte le ultime consultazioni elettorali svoltesi nei Comuni e nelle Regioni italiane; nel 2022 perdemmo a causa delle nostre divisioni nonostante i nostri voti erano pari a quelli del centro-destra.
Alle prossime elezioni politiche non ripeteremo lo stesso errore e questo ci porterà a vincere le elezioni. Una buona notizia per gli italiani all’estero, dopo i danni causati dal governo Meloni, il peggiore della storia per noi italiani nel mondo e soprattutto il governo che dalla sera alla mattina ha cancellato il diritto a trasmettere ai nostri figli la cittadinanza.

Il PD sarà in Sudamerica l’unico partito che si presenterà con l’orgoglio di avere fatto opposizione a questo governo, visto che la destra, il MAIE e l’USEI continuano a fare parte della maggioranza che lo sostiene.
La scelta del candidato o della candidata Premier sarà fatta nei prossimi mesi insieme agli alleati e ai nostri elettori. Qualsiasi decisione sarà presa dovremo sostenerla con convinzione; alle primarie del PD non ho votato Elly Schlein, ma devo ammettere che si è rivelata una grande Segretaria e che mai il partito è stato unito come in questi ultimi anni.
Come commenta la recente legge sulla sanità per gli italiani all’estero?
Un’occasione mancata perché poteva essere uno strumento per estendere l’assistenza sanitaria annuale gratuita ai giovani espatriati e ai pensionati, come previsto dalla legge presentata dal PD. Così com’è la legge è sostanzialmente inutile e verrà al massimo utilizzata da qualche italiano che vive in Nord America.
Ci aiuti a capire una cosa: i pensionati iscritti all’AIRE sono esenti dal pagamento dei 2.000 euro oppure no? Nel testo della legge non si dice nulla a riguardo…
La legge non dice nulla a riguardo ed è stato proprio questo uno dei motivi per i quali il PD si è astenuto nella votazione finale del provvedimento al Senato. Ci sono state anzi interrogazioni e ordini del giorno presentati da parlamentari del PD che hanno chiesto al governo proprio questo.
Sui 2mila euro, infine, è ovvio che si tratta di una cifra assurda anche perché svincolata da qualsiasi relazione con il potere d’acquisto delle valute e del costo della vita nei Paesi di residenza degli italiani all’estero.

Può spiegarci come mai il Pd ha votato a favore alla Camera mentre al Senato si è astenuto?
Io non ho partecipato al voto perché ritenevo questa legge inutile senza le modifiche che avevamo chiesto; il voto favorevole alla Camera, mi è stato detto, era legato al fatto che il governo aveva dato garanzie per l’inserimento nel passaggio successivo e finale al Senato queste modifiche sostanziali (esenzione a giovani e pensionati e riduzione drastica del contributo unitamente alla perequazione per Paese).
Il voto definitivo e finale alla legge è avvenuto pochi giorni fa al Senato; ci siamo astenuti e abbiamo fatto bene, perché questa legge così come è stata approvata non serve a niente e non ha nulla delle cose che sia la nostra proposta di legge che le altre presentate in questa materia (come quella del MAIE al Senato) contenevano.
Secondo lei con questa legge sono stati fatti passi in avanti verso un rafforzamento dei diritti degli italiani nel mondo?
Non mi pare. L’importante è che non sia stato fatto nessun passo indietro. E’ importante spiegarlo ai nostri connazionali all’estero, che giustamente hanno accolto con qualche perplessità e certa preoccupazione questa notizia: dopo l’approvazione di questa legge non è cambiato nulla per il diritto di assistenza sanitaria per gli italiani nel mondo; i nostri diritti (assistenza sanitaria di tre mesi per gli emigrati, tutela sanitaria prevista dagli accordi di sicurezza sociale, etc.) continuano esattamente come prima e questo nuovo contributo è del tutto facoltativo e quindi non obbligatorio. Nessuno deve pagare nulla, quindi, e soprattutto nessuno oggi ha meno diritti di ieri. Questo è importante.

Legge elettorale: si farà finalmente, entro fine legislatura, la riforma del voto all’estero? Verso quale direzione si sta andando?
La riforma della legge elettorale è in Parlamento; si tratta di un’occasione importante per aumentare i livelli di sicurezza e trasparenza del voto e spero che gli interventi che saranno approvati vadano in questa direzione.
Si parla dell’ipotesi di modificare la circoscrizione Estero. Verso quale direzione si sta andando?
Le ipotesi mi sembrano tutte peggiorative della situazione attuale e tendenti a diminuire il rapporto dei nostri cittadini con gli eletti e in ultima istanza con il Parlamento e le istituzioni italiane. La riduzione dei parlamentari eletti all’estero da 18 e 12 aveva già dato un duro colpo alla nostra rappresentanza; diminuire il numero delle Ripartizioni o eliminare la possibilità di scegliere con la preferenza il proprio candidato non contribuirebbero a rafforzarla e sarebbero al contrario l’ennesimo colpo di questo governo contro i diritti degli italiani nel mondo.
Sul meccanismo di voto all’estero, lei sarebbe favorevole all’inversione dell’opzione?
La cosiddetta “inversione dell’opzione” (ossia l’obbligo di iscriversi al registro elettorale per poter ricevere la scheda elettorale o – per intenderci – il sistema utilizzato oggi per l’elezione dei Comites) avrebbe bisogno di un minimo di cinque anni per organizzare una adeguata informazione e consentire ad una platea elettorale politicamente significativa la partecipazione al voto.
In caso contrario, e l’esperienza dei Comites purtroppo non è in questo senso positiva, rischiamo di eleggere dodici parlamentari all’estero con percentuali irrisorie con la conseguenza di inficiare, delegittimare e quindi indebolire ancora di più il peso della nostra rappresentanza.
Aggiungo che, in assenza di una seria e capillare campagna informativa, il voto rischia di essere manipolato da gruppi di interessi che riuscirebbero ad iscrivere unicamente persone a loro legate (morale: i brogli si farebbero ‘ex ante’ e non più ‘ex post’).

Dunque è vero che si parla anche di abolire le preferenze all’estero…
L’abolizione delle preferenze (che al contrario in Italia si vorrebbero reintrodurre per avvicinare eletti ed elettori) potrebbe contribuire a snaturare la rappresentanza degli italiani nel mondo, anche se è vero che la dimensione delle ripartizioni renderebbe complicata l’organizzazione di una campagna elettorale a causa dei tempi minori di quella italiana e di territori esponenzialmente più grandi. La soluzione migliore sarebbe stata forse quella di collegi minori corrispondenti al numero degli eletti all’estero, ma a quanto pare si sta andando nella direzione opposta.






























