Terrorismo, Renzi: no a interventi spot, occorre strategia di lungo periodo

Italian Prime Minister Matteo Renzi gestures as he waits for the United Nations Secretary General for their meeting on May 7, 2014 at the Palazzo Chigi in Rome. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

"Chi fa politica non puo’ concedersi il lusso della superficialita’. Questa partita e’ molto piu’ complessa di come in tanti la raccontano. Interventi spot possono creare danni ancora piu’ grandi come accaduto in Libia, vicenda di cui noi italiani conosciamo bene le conseguenze. E a quelli che dicono: ‘chiudiamo le frontiere dell’Europa’ voglio ricordare che gli attentatori di Parigi erano francesi, che il boia dell’Isis in Siria – appena ucciso da un drone americano – era un cittadino inglese, che le ricerche di queste ore si stanno concentrando in Belgio e nelle periferie della capitale transalpina, non in Medio Oriente. Perche’ una parte dei nostri nemici e’ nata e cresciuta ed e’ stata educata in Europa". Lo scrive il premier Matteo Renzi nella sua e-News.

"Ecco perche’ occorre una strategia di lungo periodo, che contempli investimenti nelle periferie, nelle scuole, nello sport giovanile, nei luoghi di integrazione – aggiunge -. Avverto la responsabilita’ di queste ore. Per questo ho chiesto a tutte le forze politiche la massima unita’. Di non perderci in polemiche di parte. Di non strumentalizzare a fini elettorali il clima di questi giorni. Io per primo so che abbiamo il dovere della responsabilita’. E che dobbiamo parlare chiaro agli italiani: non e’ una sfida facile quella che ci viene lanciata dal terrorismo internazionale. Ma noi italiani siamo un grande popolo, anche se a volte facciamo di tutto per denigrarci. Nostri connazionali hanno rilevanti responsabilita’ militari e politiche dall’Afghanistan all’Iran, dalla Siria alla Libia, dalla Somalia al Kosovo. Su queste cose non ci si divide e non si fanno polemiche", sottolinea Renzi.

"Gli investigatori francesi chiariranno, forse, la reale dinamica della tragedia di venerdi’ sera. Ma quello che e’ chiaro e’ che i terroristi vogliono colpire la nostra quotidianita’. Non colpiscono obiettivi militari, caserme, palazzi del potere. No, loro attaccano i luoghi normali, i luoghi della nostra identita’. Come hanno colpito un museo a Tunisi, una universita’ in Kenya, una scuola in Pakistan, adesso si sono concentrati a Parigi su posti comuni: lo stadio, il teatro, il ristorante".

"Il loro obiettivo e’ farci morire come piace a loro. Ma quando non ci riescono si accontentano – si fa per dire – di farci vivere come piace a loro. Ecco perche’ dobbiamo reagire con determinazione e non permettere alla paura di oscurare la liberta’. Dobbiamo reagire, certo. Ma dobbiamo farlo senza rinunciare a vivere – aggiunge -. E dobbiamo farlo con un approccio serio e rigoroso, forte ed equilibrato. Due sono i rischi, opposti, che non possiamo permetterci: la sottovalutazione e l’isteria. Ogni segnale va monitorato, ogni controllo va effettuato, ogni allarme va considerato: diamo massima attenzione a tutte le segnalazioni che arrivano, perche’ troppo grande e’ la posta in gioco per scartare alcunche’. Allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli che ci vorranno mesi, forse anni per sconfiggere l’agguato del terrore. Che non bastera’ insomma reagire sull’onda dell’emozione".