Il 17 gennaio, giornata mondiale della cucina italiana, il network itchefs-gvci, gruppo di cuochi italiani che lavorano all’estero, creato e coordinato da Mario Caramella e Rosario Scarpato, ha scelto come piatto simbolo della nostra tradizione (spesso mal imitata all’estero) gli spaghetti al pomodoro, ricetta solo apparentemente semplice. Si è conclusa lo scorso 17 gennaio la grande festa internazionale dello spaghetto al pomodoro, giunta alla sua settima edizione. Il lancio ufficiale e’ stato fatto a New York presso l’International Culinary Center con tre versioni di spaghetti elaborati da Luca Signoretti (Ristorante Roberto’s, Dubai), Matteo Bergamini (Ristorante SD26, New York) ed Enrico Bartolini (Devero, Cavenago di Brianza), con tanto di collegamenti video in diretta con ristoranti italiani nel mondo, compresi – per la nostra Penisola – il President di Pompei e il Vico di Villa Torretta a Milano.
Ancora una volta il gruppo virtuale GVCI mette al centro la nostra cultura del cibo facendo promozione e soprattutto salvaguardandola.
Iniziativa che dovrebbe essere presa in considerazione anche da altre associazioni e da chi dovrebbe salvaguardare la nostra cultura sia sul territorio nazionale che estero.
Gli spaghetti al pomodoro e basilico sono il piatto più conosciuto della cucina italiana, ma la loro popolarità è anche la ragione del diffuso taroccamento a tutte le latitudini, come ha detto nel corso della conferenza Rosario Scarpato; per questo motivo, migliaia di cuochi, ristoratori e food lover li hanno preparati in una gigantesca ola di spaghetti, che corre lungo il fuso orario di tutti i continenti, dalla Nuova Zelanda, agli Usa, dalla Cina agli Emirati Arabi, dall’Italia al Sudafrica.
La cucina Italiana non e’ un marchio provato, ma una cultura che appartiene al nostro popolo, e da italiani abbiamo il dovere di difenderla e valorizzarla senza astio o prese di posizione assurde; queste occasioni sono da prendere al volo, rappresentano un momento di aggregazione per fare squadra. Personalmente sono sempre convinto che la nostra forza e il nostro futuro si gioca sulla nostra cultura alimentare, passando dall’agricoltura e dai nostri monumenti; se riusciamo a fare squadra su queste cose creando più occasioni, magari con l’opportunità dell’expo 2015, potremmo realizzare un’Italia più competitiva e più forte, ma solo se saremo capaci di essere uniti. Non servono migliaia di manifestazioni per valorizzare la nostra cucina nel mondo e in Italia, c’è bisogno di fare squadra, altrimenti buttiamo via soldi e tempo.
































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