La Corte costituzionale chiude uno dei fronti più delicati sul tema della cittadinanza italiana. Con la sentenza n. 63, depositata oggi, la Consulta ha dichiarato in parte non fondate e in parte inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Torino sul cosiddetto decreto cittadinanza.
Al centro della decisione il decreto-legge 36 del 2025, convertito nella legge n. 74 del 2025, che ha introdotto l’articolo 3-bis nella legge n. 91 del 1992, ridefinendo in modo significativo le regole per il riconoscimento della cittadinanza italiana agli oriundi nati all’estero.
La norma: stop alla cittadinanza “illimitata” per discendenza
La disposizione stabilisce che non può essere considerato cittadino italiano chi è nato all’estero e possiede un’altra cittadinanza, salvo specifiche eccezioni.
Tra queste: il riconoscimento già avvenuto con domanda presentata entro il 27 marzo 2025, la presenza di un genitore o nonno esclusivamente italiano, oppure la residenza in Italia di un genitore per almeno due anni dopo l’acquisto della cittadinanza.
Un impianto normativo che segna una discontinuità rispetto al passato, ponendo limiti più stringenti al principio dello ius sanguinis illimitato.
La decisione della Corte costituzionale
Secondo la Corte costituzionale, la norma non viola i principi fondamentali della Carta. In particolare, viene esclusa la lesione dell’articolo 3 della Costituzione, richiamato dal Tribunale di Torino.
I giudici hanno chiarito che la nuova disciplina non comporta la revoca di cittadinanze già acquisite, ma introduce una “preclusione originaria” per i nati all’estero che non rientrano nei nuovi criteri.
La Consulta sottolinea inoltre che il legislatore ha operato un bilanciamento non irragionevole tra il principio di effettività del legame con lo Stato italiano e le aspettative dei richiedenti.
Nessun effetto su chi ha già avviato le pratiche
Un punto centrale della sentenza riguarda la tutela delle posizioni già consolidate: la norma non incide su chi ha già ottenuto il riconoscimento della cittadinanza né su chi ha presentato domanda nei termini previsti o ha già fissato un appuntamento.
Secondo la Corte, inoltre, il decreto ha natura “correttiva” rispetto alla disciplina precedente e introduce anche misure compensative per facilitare l’ingresso in Italia e il successivo percorso di cittadinanza per gli stranieri di origine italiana.
Un passaggio destinato a pesare sul dibattito politico
La decisione della Consulta chiude il fronte della legittimità costituzionale, ma lascia aperto il dibattito politico su uno dei temi più sensibili per le comunità italiane all’estero. Il nuovo assetto normativo ridisegna infatti il rapporto tra Stato e diaspora, introducendo criteri più selettivi rispetto al passato e spostando ancora una volta il confronto sul piano parlamentare.
Per gli italiani nel mondo si apre così una fase nuova, in cui il tema della cittadinanza diventa sempre più centrale non solo sul piano giuridico, ma anche su quello identitario e politico.































