Sardegna, è giorno del lutto e delle polemiche

Lutto e polemiche, dolore e rabbia. Dopo la tempesta che ha sconvolto la Sardegna – con un bilancio di 16 vittime, mille sfollati e ingentissimi danni economici – oggi l’isola si ferma per piangere i suoi morti. A Olbia è stato proclamato il lutto cittadino per commemorare sei delle vittime della tragedia. Al palazzetto dello sport del Geovillage sono arrivate centinaia di persone per assistere alle esequie, celebrate alla presenza del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. Ma il dolore non si accompagna al fatalismo. Lo stesso vescovo Giuseppe Sanguinetti, celebrando i funerali, ha fatto notare come queste vittime non siano dovute solo al caso o a un destino imponderabile. "Da quello che è successo non è estranea la mano dell’uomo. Ci sarebbero stati esiti meno devastanti se avessimo imparato a rispettare i ritmi del creato. Per tutti oggi è il momento di un rispettoso silenzio e di riflessione", ha detto. E’ solo la punta dell’iceberg delle polemiche. Il sindaco di Torpè, Antonella Dalu, ha sottolineato come, a suo dire, l’allerta non fosse tale da indurre a una mobilitazione straordinaria: "Sono stata avvisata con il classico messaggio di criticità elevata, che riceviamo venti volte l’anno, ma nessuno poteva pensare ad un tale disastro", ha detto.

Il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, tuttavia, nega di avere qualche responsabilità in proposito: "Abbiamo diffuso l’allerta meteo 12 ore prima delle precipitazioni e trasmesso alle prefetture e alla Regione, che a sua volta deve allertare i comuni. Chiedete a questi enti cosa hanno fatto". Anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha difeso l’operato delle istituzioni: "A me risulta che gli avvisi siano arrivati e anche che i sindaci abbiano messo in campo tutte le misure previste dai piani. Quindi la macchina è partita regolarmente". Enrico Letta, dal canto suo, ha detto: "Lo Stato c’è e fa il massimo". Più ampia la questione relativa alla mancata prevenzione. In Italia oltre 6.600 Comuni (l’82% del totale) sono in aree ad elevato rischio idrogeologico, corrispondenti al 10% della superficie della penisola. Circa 5,8 milioni di italiani vivono in una situazione di potenziale pericolo. Nelle aree a rischio spesso si trovano anche abitazioni (85%), industrie (56%), hotel e negozi (26%), scuole e ospedali (20%). Per quanto riguarda la Sardegna, si parla dell’81% dei Comuni (306 amministrazioni) a rischio, per 614 chilometri quadrati soggetti a frane ed esondazioni. Resta, ovviamente, una certa quota di imprevedibilità relativa ad eventi catastrofici straordinari. Basti pensare che in 24 ore è caduta una quantità di pioggia pari a quella di sei mesi.