I ricercatori italiani nel mondo rappresentano una delle più preziose risorse del Paese. È questo il messaggio emerso con forza dalla XX Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo, in corso oggi presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma.
L’evento, giunto alla sua ventesima edizione, riunisce scienziati, accademici, rappresentanti delle istituzioni e delle università con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra l’Italia e la sua comunità scientifica internazionale, valorizzando il contributo che migliaia di ricercatori italiani offrono ogni giorno nei più importanti centri di ricerca del pianeta.
Ad aprire i lavori è stato Vincenzo Arcobelli, chairman della Conferenza e presidente della Texas Scientific Italian Community, promotrice dell’iniziativa.
«Grazie per aver tenuto alta la bandiera italiana nel mondo», ha dichiarato Arcobelli rivolgendosi ai ricercatori presenti. «Dove c’è un italiano c’è una bandiera italiana. Siamo orgogliosi del vostro lavoro e del contributo che continuerete a dare in futuro».
A margine della manifestazione, Arcobelli ha sottolineato il valore del percorso compiuto in questi anni insieme alle associazioni dei ricercatori italiani all’estero.
«Siamo arrivati alla ventesima edizione dopo tanto lavoro. È un percorso costruito insieme ai nostri ricercatori e alle associazioni che li rappresentano per valorizzare non soltanto il patrimonio umano, ma anche quello scientifico e culturale che essi incarnano», ha spiegato.
Secondo Arcobelli, la conferenza è il risultato di una collaborazione tra istituzioni, università e organizzazioni della diaspora scientifica italiana, con l’obiettivo di creare reti sempre più solide e opportunità di cooperazione internazionale.
«I ricercatori italiani all’estero sono una risorsa che deve essere valorizzata sempre di più perché contribuiscono in maniera significativa al progresso scientifico e civile non solo dell’Italia, ma dell’intera comunità internazionale», ha aggiunto.
Tra gli interventi più significativi della mattinata anche quello del viceministro delle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini, che ha definito i ricercatori italiani all’estero il “Made in Italy più autentico”.
«Il Made in Italy più autentico siete voi», ha affermato rivolgendosi alla platea. «Siete i nostri testimonial e gli ambasciatori più autorevoli nel mondo».
Citando Louis Pasteur, Valentini ha ricordato che «la scienza non ha patria perché appartiene all’umanità», sottolineando come la comunità scientifica italiana sia oggi diffusa nei cinque continenti ma capace di restare profondamente unita.
Per il viceministro, la cosiddetta “diaspora scientifica” non deve essere interpretata esclusivamente come una perdita di talenti, ma anche come un’opportunità per costruire nuove relazioni internazionali e favorire lo sviluppo del Paese.
«I ricercatori che operano all’estero creano reti, collaborazioni e sinergie che possono generare valore per l’Italia. Ogni nuova partnership nata da incontri come questo rappresenta una ricchezza straordinaria», ha dichiarato.
Valentini ha inoltre invitato gli scienziati italiani a mantenere un dialogo aperto con le istituzioni italiane. «Portate con voi competenze, idee e anche spirito critico. Diteci cosa siete disposti a dare e cosa vi aspettate dal Paese. Questo deve essere un confronto alla pari».
Un importante contributo è arrivato anche dalla rettrice della Sapienza Università di Roma, Antonella Polimeni, che ha evidenziato il ruolo strategico della presenza italiana nei principali centri di ricerca internazionali.
«La presenza dei ricercatori italiani nel mondo rafforza la competitività del nostro Paese», ha affermato. «Questa conferenza è dedicata proprio al rafforzamento del legame tra l’Italia e la comunità scientifica internazionale».
La rettrice ha inoltre affrontato il tema del rientro dei talenti, considerato una delle principali sfide per il sistema universitario e della ricerca nazionale.
«Il rientro dei talenti resta una questione centrale. Le università italiane hanno il compito di formare le nuove generazioni, sostenere la ricerca e contribuire allo sviluppo sociale ed economico del Paese. Il nostro obiettivo è coniugare eccellenza scientifica e responsabilità sociale», ha spiegato.
Polimeni ha infine ricordato l’impegno della Sapienza negli investimenti dedicati alla ricerca e all’internazionalizzazione, elementi ritenuti fondamentali per mantenere il sistema universitario italiano competitivo a livello globale.
La XX Conferenza dei Ricercatori Italiani nel Mondo conferma così il suo ruolo di punto di riferimento per la diaspora scientifica italiana, offrendo uno spazio di confronto e progettazione condivisa tra istituzioni, università e professionisti impegnati nei più avanzati laboratori e centri di ricerca internazionali.
Un appuntamento che ribadisce come il capitale umano rappresenti una delle principali risorse dell’Italia e come il contributo dei ricercatori italiani nel mondo possa essere determinante per affrontare le sfide scientifiche, tecnologiche ed economiche del futuro.






























