Nuovo episodio controverso nell’ambito della guerra al narcotraffico lanciata dagli Stati Uniti in America Latina. Una persona è morta e altre due risultano disperse dopo che le forze armate statunitensi hanno colpito una presunta imbarcazione utilizzata dai narcotrafficanti nel Pacifico orientale.
Secondo quanto riferito dal Comando Meridionale degli Stati Uniti (Southcom), l’imbarcazione stava navigando lungo una delle principali rotte utilizzate per il traffico internazionale di stupefacenti ed era sospettata di essere coinvolta in attività legate al narcotraffico.
L’operazione si inserisce nel quadro di “Southern Spear”, la vasta campagna contro i cartelli della droga e le reti criminali transnazionali avviata dall’amministrazione del presidente Donald Trump. Dopo l’attacco, la Guardia Costiera statunitense ha immediatamente avviato operazioni di ricerca e soccorso nel tentativo di individuare le due persone disperse.
Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sull’identità delle vittime né sulla nazionalità delle persone coinvolte. Le autorità americane sostengono che l’azione sia stata condotta nell’ambito delle operazioni di contrasto ai traffici illeciti che attraversano il Mar dei Caraibi e il Pacifico orientale.
La campagna “Southern Spear”, avviata lo scorso settembre, rappresenta una delle più aggressive iniziative statunitensi contro il narcotraffico degli ultimi anni. L’obiettivo dichiarato è quello di interrompere le rotte marittime utilizzate dalle organizzazioni criminali per trasportare cocaina e altre sostanze stupefacenti verso il Nord America.
Tuttavia, l’operazione è al centro di crescenti polemiche. Secondo stime riportate da diversi media statunitensi, le azioni militari condotte nell’ambito della campagna avrebbero causato oltre 200 morti tra il Mar dei Caraibi e il Pacifico orientale.
Numerosi esperti di diritto internazionale e organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno espresso preoccupazione per le modalità con cui vengono effettuati alcuni interventi. In particolare, viene contestato il rischio che determinate operazioni possano aver colpito persone non direttamente coinvolte in minacce immediate contro gli Stati Uniti.
Alcuni osservatori sostengono che determinate azioni potrebbero configurare possibili violazioni del diritto internazionale e, nei casi più controversi, persino esecuzioni extragiudiziali. Accuse che alimentano il dibattito sulla legittimità dell’impiego della forza militare nelle operazioni antidroga fuori dal territorio statunitense.
L’amministrazione americana continua invece a difendere la strategia adottata, sostenendo che il narcotraffico rappresenti una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e che sia necessario intensificare gli sforzi per contrastare le organizzazioni criminali che operano lungo le principali rotte marittime del continente.
L’episodio avvenuto nel Pacifico orientale rischia ora di riaccendere il confronto politico e giuridico sulle modalità della campagna “Southern Spear”, mentre proseguono le ricerche delle due persone ancora disperse in mare.





























