Russia, mancano piloti per gli aerei: Putin ingaggia stranieri

Nonostante la rinascita politico-economica internazionale e i robusti investimenti nelle industrie di Stato, la patriottica Russia di Vladimir Putin e’ cosi’ a corto di piloti d’aereo da doverli "importare" dall’"ostile" Occidente nel bel mezzo della guerra delle sanzioni per l’Ucraina. Non senza un certo imbarazzo, dopo che il premier Dmitri Medvedev aveva minacciato la chiusura dello spazio aereo russo ai vettori europei come ritorsione alle sanzioni. E non senza le proteste del sindacato dei piloti di casa, che si sentono ‘umiliati e offesi’.

Proprio oggi ha compiuto il suo volo inaugurale, come capitano del volo Mosca-Praga, il primo pilota straniero ingaggiato da una compagnia aerea russa, Aeroflot, secondo l’esempio di quasi tutte le grandi compagnie internazionali: l’ironia della storia ha voluto che fosse un tedesco, Klaus Rohlfs. Ma nella lista di oltre 800 candidati della compagnia di bandiera figurano anche italiani, spagnoli e cechi, che tra poco sorvoleranno i cieli di Mosca come comandanti di un aereo russo. Stipendiati come in Occidente, ma con due incentivi in piu’: la possibilita’ di pagare le meno onerose tasse in Russia (13%) e ben 70 giorni di ferie.

E’ stato Putin in persona a firmare la scorsa primavera la legge che consente ora a tutte compagnie aeree russe di assumere complessivamente ogni anno sino a 200 piloti stranieri, con un tetto massimo di 1000 in cinque anni, per fronteggiare la grave carenza di piloti russi qualificati con una crescita annua dei passeggeri del 13%-15%. Il numero sembra comunque insufficiente rispetto ad un deficit che gli esperti quantificano in mille piloti l’anno e che attribuiscono alla mancanza di aerei d’addestramento. Alla legge si era inutilmente opposto il sindacato dei piloti russi, che aveva evocato anche il rischio per la sicurezza del Paese tanto cara alla leadership.

Uno dei suoi dirigenti, Miroslav Boiciuk, aveva addirittura negato la crisi, sostenendo che bastano gli attuali 8000 secondi piloti russi, 3500 dei quali hanno alle spalle oltre 3000 ore di volo, contro le 1500 necessarie per diventare comandanti. Ma le compagnie russe hanno insistito per avere piloti stranieri, sostenendo che i ritmi di crescita del settore sono molto piu’ veloci di quelli per la formazione di piloti russi: il ministro dei trasporti Maxim Sokolov ha appena annunciato che da gennaio ad agosto i vettori russi hanno trasportato 63 milioni di passeggeri (con un incremento del +12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), di cui 25 milioni nelle linee interne (+18,6%). Aeroflot e Transaero faranno la parte del leone, con 80 piloti a testa, i restanti 40 saranno distribuiti tra le compagnie minori, che tuttavia per risparmiare potranno pescare anche nell’ex area sovietica.

La vicenda rivela la tendenza positiva nel settore dei trasporti e del turismo in Russia. Ma mette a nudo anche uno dei problemi dell’aviazione civile: non solo aerei spesso obsoleti, nelle linee regionali, ma anche lacune non ancora completamente risolte del sistema d’addestramento postsovietico. Attualmente ci sono sei scuole che sfornano circa 200 piloti, sei volte meno che all’inizio degli anni ’90 e comunque insufficienti a rimpiazzare i 500 piloti che ogni anno vanno in pensione. Va inoltre compensata la carenza di aerei d’addestramento. Nel 2013 Rosaviazia, agenzia federale di settore, ha migliorato in effetti la situazione acquistando una trentina di velivoli nuovi di zecca per oltre 80 milioni di euro. Tardi, pero’, di fronte all’impetuoso sviluppo del traffico aereo.