Tensione nel Pd sulla riforma della legge elettorale alla vigilia della direzione di giovedi’ che si confrontera’ anche su questo tema. Matteo Renzi non ‘sposa’ ancora nessuno dei tre modelli proposti finora e fa sapere che una proposta ci sara’ solo quando il Pd avra’ la certezza di portare a casa il risultato. Ma nella sinistra del partito e non solo, tra i governativi e i lettiani, cresce il fronte di quanti spingono sul doppio turno, modello che garantirebbe, tra l’altro, di partire dal recinto della maggioranza per poi allargare il consenso. Cosi’ come non manca chi rimarca i vantaggi della legge elettorale che emerge dalla sentenza della Consulta. "La Consulta – dice Beppe Fioroni – ci consegna una legge elettorale indiscutibilmente, veramente democratica e costituzionale. Guardo con apprensione ai peggioramenti che verranno introdotti". Ed e’ proprio quello che Renzi teme: che le motivazioni ridiano fiato al fronte proporzionalista che il sindaco sospetta ci sia anche tra i Dem.
Non e’ comunque detto che dalla direzione esca la scelta di un modello elettorale. A sinistra, certamente si insistera’ sul doppio turno. Lo ribadira’ anche Gianni Cuperlo in un incontro che ha convocato per questa sera con i deputati che hanno sostenuto la sua mozione (i senatori sono impegnati in un incontro con Renzi). Al presidente dell’Assemblea il compito di mediare anche sulle divisioni interne all’area con il duro confronto interno, in primis sul rapporto da tenere con il neo-segretario, tra bersaniani e dalemiani piu’ duri da un lato e giovani turchi piu’ dialoganti dall’altro.
Nell’incontro Cuperlo, secondo quanto viene riferito, parlera’ anche del rapporto con il governo chiedendo se ci sia la possibilita’ di ipotizzare una ‘fase due’ di rilancio che preveda il cambio di alcuni tasselli. Altro tema che potrebbe essere portato dalla ‘minoranza’ alla direzione di giovedi’ e’ quello dell’elezione dei segretari regionali che da regolamento va fatta entro il 31 marzo e che i renziani propongono avvenga con un election day il 16 febbraio. Una stretta sui tempi che non piace alla minoranza e mette in allarme anche i governativi ma sulla quale un bersaniano doc garantisce "saranno gli stessi territori ad opporsi". "Ovunque – attacca il ‘turco’ Francesco Verducci – si rischia una conta sulla base delle appartenenze alle mozioni congressuali nazionali". "Bisognerebbe invece – sottolinea – fare in modo che i percorsi congressuali riescano a coinvolgere le societa’ territoriali, mettendo al centro le priorita’ locali. Ma questa esigenza si scontra con la volonta’ della segreteria di accelerare e contingentare i tempi per lo svolgimento dei congressi regionali".
































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