Pd, rush finale verso le primarie: Renzi favorito

Archiviata la pratica della Convenzione nazionale, nel Pd comincia il rush finale verso le primarie di domenica 8 dicembre. Tra due settimane "le cittadine e i cittadini, le elettrici e gli elettori" saranno chiamati a decidere chi sarà il successore di Guglielmo Epifani alla guida del partito. Il favorito numero uno resta Matteo Renzi, che ha già conquistato il tanto temuto voto degli iscritti.

Saranno quindici giorni intensi per il Pd, alle prese con una sempre più tormentata esperienza di governo e con alcuni grandi passaggi, parlamentari e non: dal voto sulla decadenza di Berlusconi alla sentenza della Corte costituzionale sul porcellum, dal sostegno al governo Letta ai rapporti con gli altri partiti. Dopo il passaggio di mercoledì 27 novembre, con la possibile uscita di scena del Cav dal Senato, il peso specifico del Pd nella maggioranza è destinato a crescere.

Il vicepremier Alfano sa bene che, oltre a Letta, il futuro leader del Pd, rafforzato dal voto popolare, sarà un interlocutore alla pari: "Ho un patto da proporre al Parlamento, a Letta e al Pd di Renzi: usiamo il 2014 per fare cinque cose: riforma della legge elettorale; via il bicameralismo perfetto; tagliare 10 miliardi di spesa improduttiva da destinare al taglio delle tasse sul lavoro; abbattere il debito pubblico; intervenire su retribuzione di produttività". "Sarà il Pd a dettare i contenuti", ribatte la fedelissima renziana Maria Elena Boschi, mettendo in chiaro quali siano le priorità del sindaco di Firenze: "Velocizzare assolutamente sulla riforma della legge elettorale e attuare politiche più coraggiose in materia di occupazione".

Il superamento del Porcellum è la madre di tutte le battaglie parlamentari. Dopo la probabile bocciatura della legge Calderoli da parte della Corte costituzionale, Renzi cercherà in tutti i modi di evitare l’introduzione di un sistema ultraproporzionale e di imporre, prima alla Camera e poi al Senato, una riforma di stampo bipolare e maggioritario. Se dunque è prevedibile che il sindaco deciderà di concentrare gli ultimi quindici giorni di campagna sui temi più cari ai cittadini, sia Gianni Cuperlo che Giuseppe Civati non resteranno a guardare e cercheranno in tutti i modi di limitare le dimensioni di un’eventuale sconfitta. Il deputato triestino, considerato il più ‘governista’ tra i tre candidati, ha sviluppato negli ultimi giorni posizioni di critica verso l’esecutivo: "La destra si è spaccata, si sta chiudendo il ventennio. Il governo adesso non ha più alibi, a noi spetta gridare che l’austerità ogni giorno che passa è piombo nella ripresa". Sul lato interno, Cuperlo non risparmia stoccate sempre più frequenti verso l’ex rottamatore: "Non siamo il volto buono della destra, siamo la sinistra". Sul disegno renziano, il giudizio è netto: "Radicalmente sbagliato, col sistema elettorale del sindaco d’Italia si passa da un regime parlamentare ad uno presidenziale". Piccata la risposta di Renzi, affidata alla bacheca della sua pagina facebook: "Non dobbiamo essere né il volto buono della destra, né il volto peggiore della sinistra, che in questi 20 anni non ha fatto una legge sul conflitto di interessi e ha mandato a casa i suoi leader che vincono le elezioni, come Romano Prodi".

Pippo Civati, dal canto suo, non si tira indietro e continua la sua corsa, sicuro di poter ribaltare i pronostici che lo vedono sfavorito nella corsa alla segreteria. Incassato l’appoggio esplicito di Fabrizio Barca, il deputato brianzolo oggi è tornato ad attaccare frontalmente i suoi competitor: "Dove sono gli altri candidati? Io sono a Taranto e invito anche Cuperlo e Renzi a fare tappa qui, perché non ci sono primarie senza Taranto. Dopo l’8 dicembre convocherò proprio qui la prima segreteria nazionale. Il Pd non deve avere paura di contestazioni, deve essere dove ci sono i problemi reali di questo Paese".