Monti e Bersani accusano Berlusconi e la Lega di essere antieuropei, ma non si accorgono della propria incongruenza. In realtà il centrodestra chiede all’Europa un poco di quello che le regioni italiane del Nord fanno da sempre nei confronti di quelle del Sud. Da quando l’Italia ha adottato l’euro e quindi ha rinunciato alla propria sovranità monetaria, abbiamo sì una moneta unica, ma la paghiamo molto diversamente. In assenza di un governo europeo e di una banca centrale, che operi come la Federal Reserve negli USA, Tremonti ha proposto che l’Europa emetta degli eurobonds, assegnati proquota agli stati membri, per i quali tutti paghino lo stesso interesse. Questo comporterebbe una riduzione dei nostri costi finanziari, perchè oggi l’Italia per i propri bonds deve farsi carico, a seconda dello spread, del due, tre o quattro per cento in più. Vorremmo vedere cosa direbbero gli avversari del centrodestra, compreso Casini con il suo disco rotto del solidarismo, se la Lombardia (come la Germania) potesse emettere obbligazioni all’uno percento, e la Sicilia (come l’Italia) dovesse invece pagare il quattro o il cinque. Perchè mai la solidarietà va bene tra le regioni italiane, ma, se se ne chiede una certa dose in Europa, si diventa antieuropei?
Semplificando, possiamo dire che in Italia vige un “solidarismo assoluto”, mentre in Europa abbiamo un “solidarismo negato”. Sembra giusto chiedere una via di mezzo, in Italia con il federalismo fiscale e in Europa con gli eurobonds, di cui la Germania non vuole sentir parlare.
Le cattive relazioni di Berlusconi con Francia e Germania, derivavano dall’aver anteposto gli interessi italiani a quelli loro. È questa, più che una “mancanza di credibilità”, la ragione dei famosi risolini di Sarkozy e Merkel, che la sinistra italiana ha vergognosamente sfruttato per un suo meschino tornaconto. È bene quindi non lasciarsi fuorviare da coloro che criticano le facezie e le pacche sulle spalle. In realtà Berlusconi con la sua politica estera difendeva molto meglio gli interessi dell’Italia. Fin dalla crisi dello spread, che provocò la rinuncia e la sostituzione di Berlusconi, Monti è ben visto dagli stati egemoni dell’Europa, Germania e Francia, perchè si allinea docilmente ai loro voleri. Questo trova conferma anche nella recente decisione di Monti di appoggiare la Francia nel suo intervento in Mali. La Francia ci ha chiamato a cose già decise, e la risposta di Monti è stata, più che pronta, “prona”. E la stessa disponibilità la sta offrendo alla Germania sul piano della politica economica, il che è un prezzo molto salato per il nostro Paese.
Che la politica di Monti non stia risultando positiva per l’Italia, non c’è bisogno che ce lo dica il Financial Times, perchè il debito pubblico, la spesa pubblica, la pressione fiscale e la disoccupazione continuano a salire, mentre il PIL continua a scendere. La verità è che le misure recessive di Monti stanno danneggiando la nostra struttura industriale e aggravando la situazione in cui versano tanti giovani che non trovano lavoro. In attesa di una vera banca centrale e di un governo europeo eletto democraticamente da tutti i popoli europei (se mai l’avremo), in Europa la politica del nostro capo di governo non può che privilegiare la difesa dei nostri interessi. E in Italia dobbiamo uscire al più presto dal circolo recessivo in cui siamo caduti. Per riattivare i consumi e quindi l’economia, occorrono meno tasse e più quattrini nelle tasche dei cittadini. Esattamente il contrario di quello che è stato fatto negli ultimi quattordici mesi. Se poi dovessimo avere un governo Bersani-Vendola le cose potrebbero andare ancora peggio. O vogliamo forse illuderci che con la patrimoniale e la mancanza di flessibilizzazione nella legislazione del lavoro, in Italia si tornerà a investire? Anche noi italiani all’estero dovremo pensare in primo luogo a queste questioni, quando con il nostro voto decideremo il futuro dell’Italia alle prossime elezioni.































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