Lingua italiana, buon compleanno Dante Alighieri – di Enzo Terzi

"Auguri Dante a perseguir Virtute e C@noscenza": così il lungo e articolato anniversario della nascita del Sommo Poeta celebrato da Enzo Terzi sul nuovo numero di Prima di Tutto Italiani, il foglio del Ctim diretto da Francesco De Palo.

Terzi sottolinea che in fondo sono passati 750 anni e non solo le condizioni di allora, storiche, filosofiche, umane, in generale, erano ben diverse, ma l’Alighieri, ad esempio, specie in certe sue teorizzazioni politiche, si rifaceva, tra gli altri, ad Aristotele, a lui precedente di ben quindici secoli.

E osserva: "Cosa dire di quel nutrito quanto pavido gruppo di eminenti intelletti che costituiscono l’intellighentia europea che si sono fotocopiati a vicenda dal 2009 ad oggi (e che oramai più nessuno ascolta) scrivendo, declamando e pontificando (salvo poi ritirarsi nella propria silenziosa torre d’avorio) che la civiltà occidentale aveva un debito indelebile con la antica cultura greca e che pertanto la terra che l’ospitò non poteva essere lasciata affondare? Non vorremo mica correre il rischio di far altrettanto con Dante e con i suoi maestri e compagni d’avventura? Celebriamo dunque e sia reso onore e gloria a chi, peraltro, ignobilmente fu cacciato per vili incomprensioni!".

Secondo Terzi "proprio Dante ci aveva chiaramente specificato che ‘fatti non foste a viver come bruti’, bensì a perseguire un obiettivo che, per lui almeno, era la naturale conseguenza della storia e della crescita dell’uomo: perseguir virtute e conoscenza. Ce ne siamo dimenticati, salvo pochi e sparuti casi. Tuttavia, se dimentichiamo per un istante l’inalienabilità e la certezza dei valori che mossero Dante nella sua speculazione sull’universo umano, elemento questo che lo rende storicamente diverso dal mondo contemporaneo legandolo in modo indissolubile alle dinamiche medievali, potremmo ritrovare non pochi elementi che lo rendono invece attuale. Primo fra tutti il percorso che vede l’uomo aggregarsi in forme sociali che dalla famiglia giungono al configurarsi di un unico governo terrestre (l’Impero) inteso come entità sovranazionale, garante per tutti. Non è forse questo l’intento con cui a partire dal Novecento sono nate prima la Società delle Nazioni e poi l’Onu?”.

“Sappiamo quanto il raggiungimento di questo scopo sia tuttavia utopico. Ma lo era anche il concetto di ‘Impero’ per Dante, anche se era e restava il sogno giusto per l’umanità. Ed è proprio lui a spiegarci i motivi di questa utopicità quando riferisce di una natura umana tesa più che altro alla cupidigia che, inevitabilmente, diventa appannaggio dei più forti. Non è forse oggi il potere finanziario a dettare le regole nel mondo? Dante non ha dubbi nel trovare le responsabilità e proprio nel Paradiso, ricordando come la cupidigia per il fiorino (Firenze … produce e spande il maladetto fiore …, Canto IX, v. 130) abbia trasformato la gente, il popolo, da pastori in guardia di pecore in lupi (…. c’ha disviate le pecore e li agni, però che fatto ha lupo del pastore…, Canto IX, vv. 131,132), ricorda anche che la responsabilità non è dei pochi ma di tutti e che nessuno è scusabile per non aver visto o sentito (… sì che le pecorelle, che non sanno, tornan del pasco pasciute di vento, e non le scusa non veder lo danno …, Canto XXIX, vv. 106-108). E dunque esorta ad essere in grado di discernere e prendersi la responsabilità che compete a chi è in grado di farlo (… Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte …, Canto V, vv. 79-80)".