La politica gioca a scacchi e prepara le mosse dell’autunno: ecco come

Il sudoku politico dell’autunno e’ alle prime battute. Mentre alla Direzione del Pd andava in onda il confronto sul rilancio del Mezzogiorno, al Senato piovevano i ”milioni” di emendamenti (per lo piu’ della Lega) il cui cuore e’ il ritorno ad un Senato elettivo. Richiesta che costituisce la bandiera della sinistra dem, sottoscritta da 28 senatori della minoranza. La novita’, secondo Vannino Chiti (uno dei leader della dissidenza), e’ che la proposta ha i numeri per passare a palazzo Madama, essendo sostenuta da M5S, Lega, Sel, Fi, con un punto interrogativo sui verdiniani (uno dei parlamentari del nuovo gruppo ha presentato tre emendamenti in tal senso, salvo poi ritirarli). Opinione prontamente rintuzzata da Matteo Renzi secondo il quale in questi mesi la maggioranza non e’ mai mancata sulle riforme ”e mai manchera”’.

L’impressione e’ che ci sia molto tatticismo in entrambe le posizioni. E con ogni probabilita’ anche molto di non detto. E’ chiaro infatti che ben difficilmente il premier puo’ accettare la ”sterzata complessiva” dell’azione di governo invocata dall’ex capogruppo Roberto Speranza o l’atto di ”realismo politico” che gli suggerisce Miguel Gotor, che si tradurrebbe in un condizionamento della sua azione di governo.

Il Rottamatore si e’ sempre detto aperto al confronto, ma con il sottinteso che la chiave della Grande Riforma, l’elezione di secondo grado della nuova camera delle autonomie, non si tocca. Potrebbero essere possibili concessioni marginali, come per esempio quella suggerita dal tessitore Gaetano Quagliariello di vincolare all’ indicazione degli elettori quali consiglieri regionali devono diventare senatori in un listino separato. Un apparente uovo di colombo che tutelerebbe un’elezione allo stesso tempo diretta e di secondo grado. Ma non molto di piu’.

L’interrogativo e’ dunque su che cosa si basi la sicurezza del segretario-premier di avere comunque la maggioranza al Senato. I dieci senatori verdiniani non possono infatti compensare i 28 esponenti della sinistra democratica pronti ad affossare il testo del governo. Il ragionamento del Rottamatore si muove a quanto sembra su un doppio binario: la convinzione che i suoi avversari non si assumeranno la responsabilita’ di una crisi al buio e che il masterplan annunciato per il Mezzogiorno possa costituire il collante, come dice Dario Franceschini, di un’ alleanza forte per la ripresa. Soprattutto dopo aver verificato in Direzione di avere il pieno sostegno dei governatori di Puglia e Campania (”fidati e vedrai di che cosa siamo capaci”).

Ma Renzi ha anche fatto sapere di non sottovalutare le ragioni profonde che hanno indotto la minoranza a negare la fiducia al governo su alcune riforme. Un’apertura implicita ad un negoziato all’insegna della realpolitik? Puo’ essere. Ma anche l’intenzione di vedere che cosa fara’ Silvio Berlusconi. A dispetto delle smentite di entrambe le parti, si respira sempre una certa ”aria di Nazareno”. Il fatto che alla festa dell’Unita’ di Milano (che sara’ chiusa dal premier) siano stati invitati solo esponenti di Fi e Sel e’ stata interpretata da molti come la volonta’ di tenere aperto un canale di dialogo.

Il Rottamatore sa di essere stato indebolito sulla sua ala sinistra e lo stesso Alfano preme perche’ si riapra il confronto con Fi: l’arrivo del ”soccorso azzurro” al Senato risolverebbe ogni problema, rendendo residuali i voti non solo della dissidenza del Pd ma anche dell’ingombrante Verdini. E realizzando quell’ampia coesione piu’ volte invocata dal capo dello Stato. Per schiodare le truppe berlusconiane dalla richiesta di Senato elettivo, Renzi ha una sola possibilita’: rivedere l’ Italicum, concedendo il premio alla coalizione invece che alla lista.

Il Cavaliere lavora da tempo a riannodare le fila del centrodestra e pensa di poter essere competitivo in un eventuale ballottaggio con il Pd con uno schieramento variegato ma che gia’ oggi, secondo i sondaggi, si aggira attorno al 30 per cento contro il 34 del Pd. La partita si giocherebbe cosi’, da entrambe le parti, sul recupero dell’astensione. L’Italicum sembra la tessera che potrebbe risolvere il sudoku politico d’autunno.