Non solo cocaina, cannabis e droghe sintetiche. Le nuove dipendenze dei giovani passano sempre più spesso anche attraverso smartphone, social network, videogiochi e intelligenza artificiale. Un fenomeno in costante crescita che preoccupa gli specialisti e che rischia di rimanere invisibile agli occhi delle famiglie.
A lanciare l’allarme è il professor Gabriele Sani, psichiatra, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria Clinica e d’Urgenza e responsabile del CEPID (Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze) del Policlinico Gemelli di Roma.
“I genitori spesso non vedono il disagio dei figli“
Secondo il professor Sani, oggi le dipendenze non riguardano più soltanto le sostanze stupefacenti tradizionali, ma si manifestano sempre più frequentemente attraverso comportamenti digitali compulsivi.
“Le nuove dipendenze nel nostro Paese non si fermano alle droghe più note, ma si stanno evolvendo in disfunzioni comportamentali legate anche ai social e all’intelligenza artificiale. Il vero rischio è riconoscere troppo tardi i segnali di questi ragazzi che stanno male. È fondamentale che genitori e adulti sappiano cogliere i sintomi della sofferenza e accompagnino i giovani in un percorso di cura”, spiega lo specialista.
Per il responsabile del CEPID, molte di queste forme di dipendenza si sviluppano all’interno delle mura domestiche e per questo risultano particolarmente difficili da individuare.
“L’isolamento viene spesso scambiato per timidezza o per una semplice abitudine generazionale. In realtà, dietro questi comportamenti può nascondersi un disagio psicologico o una vera patologia psichiatrica che si manifesta proprio attraverso la dipendenza.”
Non solo droghe: cresce la dipendenza digitale
Negli ultimi vent’anni il fenomeno della cosiddetta dipendenza digitale ha registrato una crescita costante in tutto il mondo.
Secondo uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology, la dipendenza riguarda oggi:
- il 27% della popolazione per quanto riguarda l’uso dello smartphone;
- il 17% per i social media;
- il 14% per Internet;
- il 6% per i videogiochi.
Gli adolescenti rappresentano la fascia maggiormente esposta.
Un’altra ricerca, pubblicata su Archives of Psychiatric Nursing, evidenzia che un adolescente su quattro presenta un utilizzo problematico dei social network assimilabile a una vera dipendenza.
Ancora più allarmanti i dati riportati dal Journal of the American Medical Association (JAMA): il 49,2% degli adolescenti mostra livelli elevati di dipendenza dallo smartphone, mentre un ulteriore 24,6% manifesta un rapido peggioramento dei sintomi già entro i 15 anni.
Anche il fenomeno del gaming desta preoccupazione: oltre il 41% dei giovani presenta un utilizzo dei videogiochi considerato ad alto rischio di dipendenza.
Cresce anche l’uso dell’intelligenza artificiale
Tra i cambiamenti più significativi degli ultimi anni c’è la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti.
Secondo il rapporto “European children’s use and understanding of generative AI”, realizzato dalla rete di ricerca EU Kids Online, il 72% dei ragazzi europei tra i 13 e i 17 anni utilizza abitualmente strumenti di intelligenza artificiale, mentre soltanto il 28% dichiara di non farne uso.
Per gli esperti il problema non è la tecnologia in sé, ma il suo utilizzo incontrollato, che può amplificare condizioni di isolamento e fragilità psicologica.
I dati italiani sulle dipendenze
La fotografia italiana conferma un quadro complesso.
Secondo la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze, nel 2025 circa 350 mila studenti minorenni, pari al 23% della popolazione scolastica under 18, hanno dichiarato di aver fatto uso di almeno una sostanza illegale nel corso dell’anno, con un incremento del 20% rispetto al 2024.
Cannabis e cocaina restano le sostanze più diffuse tra i giovani.
Accanto alle dipendenze da sostanze emergono quelle digitali: circa 15 mila studenti tra gli 11 e i 13 anni presentano comportamenti riconducibili alla social media addiction, mentre 111 mila studenti, pari al 7%, risultano a rischio di sviluppare un internet gaming disorder.
“Serve un’alleanza tra famiglie, scuola e specialisti”
Per il professor Sani la risposta non può limitarsi alla gestione del singolo comportamento problematico.
“Questi ragazzi non stanno semplicemente attraversando una fase difficile: soffrono e hanno bisogno di essere aiutati e curati. Occorre costruire percorsi integrati che coinvolgano psichiatri, psicologi, famiglie e scuole, così da affrontare non solo la dipendenza, ma anche il disagio psicologico che spesso ne rappresenta la causa.”
Lo specialista invita inoltre a evitare approcci semplicistici nei confronti delle nuove tecnologie.
“Siamo davanti a un mondo completamente nuovo, che non va demonizzato né considerato la causa di ogni male. Dobbiamo imparare a conoscerlo e a gestirlo, proteggendo i nostri ragazzi non dal mondo digitale, ma dalle sue possibili degenerazioni.”
L’allarme riguarda anche il consumo di alcol e droghe. Secondo il World Drug Report delle Nazioni Unite, nel mondo oltre 330 milioni di persone, pari a circa il 6% della popolazione, fanno uso di sostanze stupefacenti, con un aumento del 5,2% negli ultimi dieci anni, mentre diversi studi internazionali evidenziano una crescita dell’abuso di alcol e droghe proprio tra i giovani della Generazione Z.






























