Improvvisamente è scoppiata l’emergenza. Dopo anni di silenzi, di votazioni passate senza particolari sussulti e di battaglie mai combattute, il senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe scopre che la circoscrizione Estero va difesa.
Così lancia un appello per una mobilitazione mondiale, coinvolgendo persino i Comites, affinché si contrasti la riforma elettorale già approvata alla Camera.
Una domanda, però, sorge spontanea: dov’era il senatore Giacobbe quando gli italiani all’estero venivano colpiti da provvedimenti ben più gravi?
Dov’era quando, con governi a guida Partito Democratico (ma non solo), venivano chiuse decine e decine di sedi diplomatico-consolari, lasciando milioni di connazionali con servizi sempre più lontani e difficili da raggiungere? Dov’era quando venivano ridotti i fondi destinati alle nostre comunità nel mondo?
Dov’era quando il famigerato decreto Tajani ha stravolto il diritto alla cittadinanza per discendenza, limitando drasticamente la trasmissione dello ius sanguinis e creando enormi difficoltà a milioni di discendenti italiani?
Dov’era quando il Parlamento ha approvato quella che molti italiani all’estero considerano una vera e propria beffa: il pagamento di 2.000 euro l’anno per ottenere l’assistenza sanitaria completa in Italia, una norma percepita da tanti come una tassa sulla cittadinanza, una presa in giro nei confronti di chi continua a sentirsi italiano pur vivendo oltreconfine?
In tutte queste occasioni non si è vista alcuna mobilitazione mondiale proposta dal senatore. Nessun appello ai Comites. Nessuna chiamata alle armi delle comunità italiane sparse nei cinque continenti. Oggi, invece, la mobilitazione diventa improvvisamente indispensabile. Perché?
QUI CAMBIA TUTTO
La risposta appare piuttosto semplice. Con la nuova riforma della circoscrizione Estero, il sistema cambia profondamente. E per molti parlamentari che siedono oggi a Palazzo Madama o a Montecitorio, la rielezione non sarà più affatto scontata. Anzi, per alcuni diventerà estremamente difficile.
Se il nuovo sistema dovesse entrare pienamente in vigore, Francesco Giacobbe difficilmente riuscirebbe a tornare in Parlamento attraverso la circoscrizione Estero. L’unica vera alternativa sarebbe una candidatura blindata in Italia, decisa dai vertici del suo partito.
È legittimo preoccuparsi del proprio futuro politico. Lo fanno tutti. Meno legittimo è presentare una battaglia personale come una crociata nell’interesse degli italiani nel mondo.
Le comunità italiane all’estero meritano rispetto. Meritano rappresentanti che si mobilitino quando vengono tagliati i servizi consolari, quando vengono ridotti i diritti, quando vengono limitate le possibilità di ottenere la cittadinanza, quando si introducono norme che pesano economicamente sulle famiglie AIRE. Non quando è il seggio parlamentare a essere in pericolo.
NOSTALGIA PER LA POLTRONA
Per anni gli italiani nel mondo hanno chiesto una voce forte, presente e coerente. Hanno bisogno di rappresentanti che difendano i loro diritti ogni giorno, non soltanto quando cambia una legge elettorale. Non soltanto quando si avvicinano le elezioni.
Più che la sorte della circoscrizione Estero, forse a preoccupare Giacobbe – ma non solo lui – è la propria permanenza in Parlamento. Ecco, forse è proprio questo il motivo di tanta improvvisa urgenza. In fondo, il senatore dem sembra già avvertire una certa nostalgia della sua cara, vecchia poltrona.





























