di Fabio Fasoli*
L’organo editoriale del PD Brasile, Insieme, ha perso un’occasione d’oro per fare un vero e autorevole giornalismo d’opinione.
Di fronte a una riforma della legge elettorale per la Circoscrizione Estero che deve ancora essere votata al Senato – e che quindi meriterebbe un’analisi approfondita dei suoi pro e contro prima della conclusione dell’iter parlamentare – la testata ha preferito scivolare nella dietrologia da cortile.
Un editoriale serio si sarebbe interrogato sul merito della riforma.
Avrebbe potuto analizzare, ad esempio, la vera causa della forte distorsione che questa riforma cerca di correggere: la riduzione del numero dei parlamentari (legge sostenuta sia dalla sinistra sia dalla destra e contrastata dal MAIE nel referendum del 2020). Quella riduzione ha creato un meccanismo paradossale per cui una singola forza politica, pur raccogliendo appena il 35-40% dei voti complessivi all’estero, arrivava a blindare il 75% dei seggi al Senato (3 su 4).
Allo stesso modo, sul piano teorico, ci si sarebbe dovuti chiedere se il collegio unico aumenti o diminuisca la rappresentatività.
Con il sistema attuale, infatti, ogni connazionale è rappresentato di fatto da un solo senatore che, in alcuni casi, non ha mai visitato determinati Paesi e risiede a migliaia di chilometri dagli elettori. Con la riforma, invece, ogni cittadino risulterebbe formalmente rappresentato da tutti e quattro i senatori eletti all’estero, anche se alcuni elettori continueranno a trovarsi a migliaia di chilometri dai propri rappresentanti.
Di tutto questo deficit di rappresentanza e di queste complesse dinamiche, nell’articolo di Insieme non c’è traccia. Si è preferito virare sulla fantasia anti-MAIE.
Fa un certo effetto osservare con quale acume deduttivo e con quale dose di dietrologia la testata abbia scelto di ignorare la sostanza del testo legislativo e i veri autori e firmatari del progetto (il centrodestra), per concentrarsi sui presunti “silenzi” e sulle strategie del MAIE. Ma, quando si sceglie la via della speculazione politica, sarebbe opportuno non smarrire almeno la logica elementare.
Appare quantomeno singolare che l’articolo si accanisca – o forse si potrebbe già parlare di un vero e proprio trauma ossessivo-compulsivo – sul fatto di non sapere come abbia votato il deputato Franco Tirelli (uno su 400), dimenticando – per una distrazione tanto comoda quanto evidente – che non si conosce nemmeno il voto espresso da tutti gli altri parlamentari. Trattandosi di uno scrutinio segreto, la fisica della politica insegna che si può dichiarare una ferma opposizione davanti alle telecamere e fare l’esatto contrario al momento del voto.
Tanto più che, evidentemente, la nuova geografia elettorale finirebbe per avvantaggiare i candidati residenti in Europa e in Sud America, a prescindere dal partito di appartenenza, rispetto ai rappresentanti delle altre regioni del mondo, snaturando quella rappresentanza territoriale che dovrebbe prevalere soprattutto al Senato.
Qualche rumor ci racconta che alcuni di quegli “eroi parlamentari” della rivista filo-PD Insieme, che a parole hanno proclamato una fiera contrarietà alla riforma, abbiano invece votato a favore e, in privato, esultino soddisfatti per aver blindato la propria rielezione.
Fa sorridere notare come, su questioni infinitamente più importanti – come per esempio la legge che impone un contributo volontario di 2.000 euro l’anno per l’accesso alla sanità pubblica italiana agli italiani residenti all’estero – tali paladini abbiano sostenuto un provvedimento varato dal centrodestra, mentre il MAIE si è battuto in solitudine per difendere gli italiani oltreconfine. E la rivista Insieme? Silenzio stampa.
Ancora più surreale è la tesi secondo cui la riforma avvantaggerebbe il MAIE che, fino a oggi, con l’attuale sistema ha vinto tutte le elezioni.
Non serve la sfera di cristallo per capire che, oltre a porre fine alla rappresentanza di regioni come Nord America e Australia, il collegio unico limita fortemente il Movimento Associativo, consentendogli di puntare al massimo a un solo senatore, mentre la suddivisione nelle quattro ripartizioni – come auspicava il presidente Merlo – avrebbe potuto permettere al MAIE di conquistare un secondo senatore, obiettivo politico verso il quale il movimento lavorava da anni.
Per quale bizzarra ragione il MAIE dovrebbe accontentarsi di una riforma che riduce il proprio potenziale di crescita politica al Senato?
Inventare teorie sulla misura degli abiti altrui per giustificare “silenzi” immaginari è un esercizio creativo, ma non ha nulla a che vedere con la realtà.
Purtroppo, ciò che un tempo era una voce editoriale indipendente sembra essersi trasformato in un segreto di Pulcinella: una sorta di Pravda filo-PD per gli italiani all’estero. Chiusa nel microclima della sua direzione e alimentata dalla tossicità dei suoi soliti “informatori”, la rivista si limita sempre più spesso alla pratica dei due sport preferiti da una parte del ceto politico di centrosinistra (e da qualche esponente periferico del centrodestra): il “Tiro al Merlo” e la “Defenestrazione del MAIE”.
In perfetto stile, le notizie che toccano da vicino la vita quotidiana degli italiani all’estero – come la sanità o i cronici malfunzionamenti del portale Fast It – vengono ignorate del tutto, lasciando il primo piano alla costruzione di complotti sul nulla.
Se il direttore riuscirà a uscire da questo microclima e a liberarsi dalle tossine che oggi lo circondano, potrà finalmente tornare a fare informazione seria e a essere quella Insieme plurale e rigorosa nell’informazione che era un tempo.
*portavoce MAIE Brasile





























