L’emigrazione giovanile continua a rappresentare una delle principali sfide per il futuro dell’Umbria. Negli ultimi dieci anni migliaia di giovani hanno lasciato la regione per costruire altrove il proprio percorso professionale e personale, generando non solo un impoverimento demografico, ma anche una significativa perdita economica.
Secondo i dati elaborati dalla Camera di Commercio e riportati da Terni Tomorrow, tra il 2016 e il 2025 ben 8.453 giovani umbri di età compresa tra i 18 e i 39 anni si sono trasferiti all’estero. Nello stesso periodo i rientri e i nuovi arrivi si sono fermati a 2.797 unità, determinando un saldo migratorio negativo di 5.656 persone.
Il costo di questa fuga di giovani e competenze è particolarmente elevato. Le stime parlano infatti di una perdita economica superiore a 1,43 miliardi di euro, una cifra che fotografa il valore delle risorse umane, delle competenze e degli investimenti formativi che il territorio non riesce a trattenere.
Il tema è stato al centro di un intervento di Diego Diomedi, consigliere comunale di San Gemini e rappresentante del Network Giovani Umbria del Movimento 5 Stelle. Secondo Diomedi, il dibattito pubblico rischia spesso di concentrarsi su questioni contingenti e polemiche del momento, trascurando invece una delle emergenze più concrete che interessano la regione: l’emigrazione giovanile.
Dietro questi numeri, sottolinea il consigliere, non ci sono semplicemente trasferimenti geografici, ma storie di vita, competenze professionali e progetti personali che trovano realizzazione lontano dall’Umbria. Si tratta di giovani che non lasciano la propria terra per scelta ideologica, ma per la necessità di cercare condizioni lavorative migliori, salari più adeguati e maggiori opportunità di crescita professionale.
Una situazione che riguarda studenti, laureati e lavoratori qualificati che ogni giorno si confrontano con precarietà occupazionale, retribuzioni insufficienti e prospettive di carriera limitate. Elementi che spingono molti a guardare oltre i confini regionali e nazionali per costruire il proprio futuro.
Il fenomeno della fuga dei giovani non interessa soltanto l’Umbria, ma rappresenta una delle grandi questioni che riguardano l’Italia e le comunità italiane nel mondo. Molti dei ragazzi che scelgono di partire diventano protagonisti delle nuove migrazioni italiane, contribuendo con il proprio talento e la propria professionalità allo sviluppo di altri Paesi.
Per questo motivo il tema assume una rilevanza strategica non solo sul piano economico, ma anche sociale e demografico. Ogni giovane che lascia il territorio rappresenta una perdita di capitale umano e una minore capacità di innovazione per il sistema produttivo locale.
L’allarme lanciato dall’Umbria riporta al centro del dibattito una domanda cruciale: come creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare? La sfida per le istituzioni è costruire un modello di sviluppo capace di offrire lavoro qualificato, salari competitivi e prospettive concrete di crescita, trasformando l’emigrazione da necessità a libera scelta.
Perché, come evidenziano i dati degli ultimi dieci anni, la vera emergenza non riguarda soltanto chi arriva, ma soprattutto chi continua a partire. E con ogni partenza l’Umbria rischia di perdere una parte del proprio futuro.




























