Gli incendi che stanno devastando l’Italia, dalle Alpi alla Sicilia, non rappresentano soltanto una grave emergenza ambientale, ma sono il sintomo di un problema molto più profondo. A sostenerlo è Slow Food Italia, che lancia un duro appello alle istituzioni chiedendo un cambio di rotta nelle politiche di tutela del territorio.
Secondo l’associazione, i roghi che stanno distruggendo boschi, parchi naturali, aree protette, uliveti, castagneti e macchia mediterranea, mettendo in ginocchio aziende agricole, abitazioni e interi ecosistemi, costituiscono una vera e propria “catastrofe politica, sociale e democratica”.
Per Slow Food Italia, attribuire la responsabilità degli incendi esclusivamente alle alte temperature e alla siccità sarebbe un grave errore. Le cause affondano le radici nell’abbandono delle aree interne del Paese, dove negli anni è venuta meno non solo la presenza della popolazione, ma anche quella delle istituzioni e delle politiche pubbliche necessarie a garantire la gestione del territorio.
L’associazione evidenzia come il progressivo spopolamento delle zone rurali e montane abbia ridotto la presenza di agricoltori, allevatori e pastori, figure fondamentali per la manutenzione del paesaggio e la prevenzione del rischio incendi. Una gestione attiva dei boschi e delle aree agricole, infatti, limita l’accumulo di vegetazione secca e contribuisce a ridurre anche il rischio di frane, smottamenti e altri fenomeni legati al dissesto idrogeologico.
Secondo Slow Food, sostenere la silvicoltura e l’agricoltura estensiva attraverso investimenti e politiche mirate rappresenta non solo una scelta strategica, ma anche economicamente vantaggiosa rispetto agli enormi costi che ogni anno lo Stato sostiene per fronteggiare le emergenze.
L’associazione critica inoltre il progressivo ridimensionamento del Green Deal europeo, il piano lanciato dall’Unione Europea nel 2019 per affrontare la crisi climatica e ambientale, respingendo con forza le accuse secondo cui proprio le politiche ambientali sarebbero responsabili dell’aumento degli incendi.
«Il tentativo di trasformare gli incendi nell’ennesimo processo al Green Deal europeo è sempre più strumentale», afferma Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia. «Si insinua che la tutela della natura impedisca di gestire i boschi e che le politiche ambientali abbiano favorito l’accumulo di combustibile vegetale. È una semplificazione che non regge ai fatti».
Per Sottile, la conservazione dell’ambiente non significa lasciare il territorio all’abbandono, ma esattamente il contrario.
«La gestione attiva del territorio è uno degli obiettivi delle più avanzate strategie europee sulla biodiversità e sul clima. Conservare non significa abbandonare. Proteggere non significa rinunciare alla gestione. Significa, al contrario, restituire intelligenza ecologica alle nostre decisioni», sottolinea.
Il vicepresidente di Slow Food conclude ribadendo che la prevenzione non può limitarsi agli interventi di emergenza quando gli incendi sono già in corso.
«Gli incendi non sono soltanto un problema forestale. Sono una questione agricola, ambientale, sociale e persino democratica. La prevenzione non comincia quando si alzano in volo i Canadair, ma molto prima: nella pianificazione del territorio, nel sostegno all’agricoltura che presidia le aree marginali, nella cura dei boschi, nella ricerca scientifica, nell’educazione ambientale e nella presenza dello Stato contro chi usa il fuoco come un’arma».
Per Slow Food Italia, la risposta all’emergenza incendi passa dunque da un rafforzamento delle politiche ambientali, dalla valorizzazione delle comunità rurali e da una gestione costante e sostenibile del territorio, elementi considerati indispensabili per affrontare una crisi destinata a ripetersi con sempre maggiore frequenza a causa dei cambiamenti climatici.




























