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                  Costa d’Avorio: clima di terrore e paura per pulizia etnica

                  di ItaliaChiamaItalia
                  venerdì 29 Luglio 2011
                  in Esteri, Scelti
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                  "Vogliamo tornare a casa, ma non possiamo", è il titolo del rapporto diffuso da Amnesty International sulla perdurante crisi degli sfollati e l’insicurezza in Costa d’Avorio’.

                  L’organizzazione per i diritti umani denuncia che le forze di sicurezza e le milizie spalleggiate dallo stato stanno creando nel paese africano un clima di paura che impedisce di fare rientro alle loro case a centinaia di migliaia di persone sfollate a causa della violenza postelettorale.

                  Il rapporto di Amnesty International accusa le forze di sicurezza (Fcri) e le milizie dozo (cacciatori tradizionali) di compiere omicidi e attacchi mirati per motivi etnici, persino dopo l’inaugurazione della presidenza di Alassane Ouattara, costringendo la popolazione dei campi temporanei a non abbandonare quei ripari relativamente sicuri.

                  "Questa situazione sta tenendo oltre mezzo milione di persone lontane dalle loro case e non può continuare così", ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International sull’Africa Occidentale. "Le autorità devono agire per stabilire una chiara catena di comando e smantellare le milizie che, nonostante la fine del conflitto, proseguono a spargere paura nella popolazione", ha aggiunto.

                  I dozo paiono prendere di mira il gruppo etnico gue’re’, ritenuto fedele all’ex presidente Laurent Gbagbo. A rischio sono soprattutto i giovani di robusta costituzione, sospettati di aver fatto parte delle milizie pro-Gbagbo.

                  Nel quartiere di Carrefour, a Due’koue’, dove alla fine di marzo centinaia di civili erano stati uccisi, ben pochi gue’re’ sono tornati a casa. Chi lo ha fatto, ha raccontato ad Amnesty International che i combattenti dozo presidiano la strada principale, andando avanti e indietro con le loro motociclette.

                  Un abitante ha così descritto la situazione: "Non devono fare nulla di piu’, non hanno neanche bisogno di scendere dalle motociclette. Basta che passino avanti e indietro ogni volta che vogliono, con le loro armi, per metterci paura. E’ quello che vogliono".

                  Amnesty International è preoccupata per la ‘funzione di sicurezza’ data alle milizie dozo dalle forze di sicurezza ufficiali della Costa d’Avorio. Uomini armati dozo gestiscono posti di blocco sulle strade principali dell’ovest del paese, impedendo in questo modo il rientro a casa degli sfollati.

                  "La libertà con cui operano fa supporre che le azioni dei dozo siano tollerate o anche istigate dalle Fcri. Il presidente Ouattara e il primo ministro Guillaume Soro devono impegnarsi a fondo per creare un apparato di sicurezza che sia imparziale e che possa proteggere tutti i cittadini ivoriani a prescindere dal loro gruppo etnico", ha affermato Mootoo.

                  Durante i mesi di violenza che hanno fatto seguito alle contestate elezioni presidenziali, in Costa d’Avorio sono state commesse gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini contro l’umanita’ e crimini di guerra, tanto dalle forze leali a Ouattara quanto da quelle fedeli a Gbagbo.

                  Secondo le ricerche di Amnesty International, all’inizio di maggio, nella fase di ritiro da Abidjan, mercenari liberiani e miliziani filo-Gbagbo hanno ucciso decine di reali o presunti sostenitori di Ouattara. Molte delle vittime appartenevano alla comunita’ dioula, considerata fedele a Ouattara.

                  Un sopravvissuto dioula ha raccontato ad Amnesty come il 6 maggio i mercenari liberiani abbiano ucciso 24 abitanti del villaggio di Godjboue’:
                  "Quando sono arrivati, il villaggio era in preda al panico, tutti cercavano di scappare e rifugiarsi nella boscaglia. Mio padre, che era anziano e non poteva correre velocemente, si è nascosto in una casa. I mercenari l’hanno trovato e l’hanno ucciso insieme a un’altra persona".

                  Amnesty International chiede al presidente Ouattara di predisporre con urgenza un piano generale d’azione per stabilire la sicurezza in tutto il paese, che consenta il ritorno in condizioni di sicurezza degli sfollati e dei rifugiati. Il piano dovra’ prevedere l’effettivo smantellamento e disarmo delle milizie e di altre forze irregolari.

                  Sulla base delle continue violazioni dei diritti umani da parte delle Fcri e dei dozo, Amnesty International ha apprezzato la decisione dell’Operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (Unoci) di aprire otto campi militari nell’ovest del paese per applicare al meglio il suo mandato di proteggere i civili.

                  "Le conseguenze, assai gravi, della recente ondata d’insicurezza e di sfollati devono essere affrontate prontamente, per non vanificare i tentativi di promuovere la riconciliazione in un paese devastato da decenni di tensioni etniche e conflitti violenti", ha concluso Mootoo.

                  "Vogliamo tornare a casa, ma non possiamo", è il titolo del rapporto diffuso da Amnesty International sulla perdurante crisi degli sfollati e l’insicurezza in Costa d’Avorio’.

                  L’organizzazione per i diritti umani denuncia che le forze di sicurezza e le milizie spalleggiate dallo stato stanno creando nel paese africano un clima di paura che impedisce di fare rientro alle loro case a centinaia di migliaia di persone sfollate a causa della violenza postelettorale.

                  Il rapporto di Amnesty International accusa le forze di sicurezza (Fcri) e le milizie dozo (cacciatori tradizionali) di compiere omicidi e attacchi mirati per motivi etnici, persino dopo l’inaugurazione della presidenza di Alassane Ouattara, costringendo la popolazione dei campi temporanei a non abbandonare quei ripari relativamente sicuri.

                  "Questa situazione sta tenendo oltre mezzo milione di persone lontane dalle loro case e non può continuare così", ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International sull’Africa Occidentale. "Le autorità devono agire per stabilire una chiara catena di comando e smantellare le milizie che, nonostante la fine del conflitto, proseguono a spargere paura nella popolazione", ha aggiunto.

                  I dozo paiono prendere di mira il gruppo etnico gue’re’, ritenuto fedele all’ex presidente Laurent Gbagbo. A rischio sono soprattutto i giovani di robusta costituzione, sospettati di aver fatto parte delle milizie pro-Gbagbo.

                  Nel quartiere di Carrefour, a Due’koue’, dove alla fine di marzo centinaia di civili erano stati uccisi, ben pochi gue’re’ sono tornati a casa. Chi lo ha fatto, ha raccontato ad Amnesty International che i combattenti dozo presidiano la strada principale, andando avanti e indietro con le loro motociclette.

                  Un abitante ha così descritto la situazione: "Non devono fare nulla di piu’, non hanno neanche bisogno di scendere dalle motociclette. Basta che passino avanti e indietro ogni volta che vogliono, con le loro armi, per metterci paura. E’ quello che vogliono".

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                  "La libertà con cui operano fa supporre che le azioni dei dozo siano tollerate o anche istigate dalle Fcri. Il presidente Ouattara e il primo ministro Guillaume Soro devono impegnarsi a fondo per creare un apparato di sicurezza che sia imparziale e che possa proteggere tutti i cittadini ivoriani a prescindere dal loro gruppo etnico", ha affermato Mootoo.

                  Durante i mesi di violenza che hanno fatto seguito alle contestate elezioni presidenziali, in Costa d’Avorio sono state commesse gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini contro l’umanita’ e crimini di guerra, tanto dalle forze leali a Ouattara quanto da quelle fedeli a Gbagbo.

                  Secondo le ricerche di Amnesty International, all’inizio di maggio, nella fase di ritiro da Abidjan, mercenari liberiani e miliziani filo-Gbagbo hanno ucciso decine di reali o presunti sostenitori di Ouattara. Molte delle vittime appartenevano alla comunita’ dioula, considerata fedele a Ouattara.

                  Un sopravvissuto dioula ha raccontato ad Amnesty come il 6 maggio i mercenari liberiani abbiano ucciso 24 abitanti del villaggio di Godjboue’:
                  "Quando sono arrivati, il villaggio era in preda al panico, tutti cercavano di scappare e rifugiarsi nella boscaglia. Mio padre, che era anziano e non poteva correre velocemente, si è nascosto in una casa. I mercenari l’hanno trovato e l’hanno ucciso insieme a un’altra persona".

                  Amnesty International chiede al presidente Ouattara di predisporre con urgenza un piano generale d’azione per stabilire la sicurezza in tutto il paese, che consenta il ritorno in condizioni di sicurezza degli sfollati e dei rifugiati. Il piano dovra’ prevedere l’effettivo smantellamento e disarmo delle milizie e di altre forze irregolari.

                  Sulla base delle continue violazioni dei diritti umani da parte delle Fcri e dei dozo, Amnesty International ha apprezzato la decisione dell’Operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (Unoci) di aprire otto campi militari nell’ovest del paese per applicare al meglio il suo mandato di proteggere i civili.

                  "Le conseguenze, assai gravi, della recente ondata d’insicurezza e di sfollati devono essere affrontate prontamente, per non vanificare i tentativi di promuovere la riconciliazione in un paese devastato da decenni di tensioni etniche e conflitti violenti", ha concluso Mootoo.

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                  Il rapporto di Amnesty International accusa le forze di sicurezza (Fcri) e le milizie dozo (cacciatori tradizionali) di compiere omicidi e attacchi mirati per motivi etnici, persino dopo l’inaugurazione della presidenza di Alassane Ouattara, costringendo la popolazione dei campi temporanei a non abbandonare quei ripari relativamente sicuri.

                  "Questa situazione sta tenendo oltre mezzo milione di persone lontane dalle loro case e non può continuare così", ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International sull’Africa Occidentale. "Le autorità devono agire per stabilire una chiara catena di comando e smantellare le milizie che, nonostante la fine del conflitto, proseguono a spargere paura nella popolazione", ha aggiunto.

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                  Nel quartiere di Carrefour, a Due’koue’, dove alla fine di marzo centinaia di civili erano stati uccisi, ben pochi gue’re’ sono tornati a casa. Chi lo ha fatto, ha raccontato ad Amnesty International che i combattenti dozo presidiano la strada principale, andando avanti e indietro con le loro motociclette.

                  Un abitante ha così descritto la situazione: "Non devono fare nulla di piu’, non hanno neanche bisogno di scendere dalle motociclette. Basta che passino avanti e indietro ogni volta che vogliono, con le loro armi, per metterci paura. E’ quello che vogliono".

                  Amnesty International è preoccupata per la ‘funzione di sicurezza’ data alle milizie dozo dalle forze di sicurezza ufficiali della Costa d’Avorio. Uomini armati dozo gestiscono posti di blocco sulle strade principali dell’ovest del paese, impedendo in questo modo il rientro a casa degli sfollati.

                  "La libertà con cui operano fa supporre che le azioni dei dozo siano tollerate o anche istigate dalle Fcri. Il presidente Ouattara e il primo ministro Guillaume Soro devono impegnarsi a fondo per creare un apparato di sicurezza che sia imparziale e che possa proteggere tutti i cittadini ivoriani a prescindere dal loro gruppo etnico", ha affermato Mootoo.

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                  Secondo le ricerche di Amnesty International, all’inizio di maggio, nella fase di ritiro da Abidjan, mercenari liberiani e miliziani filo-Gbagbo hanno ucciso decine di reali o presunti sostenitori di Ouattara. Molte delle vittime appartenevano alla comunita’ dioula, considerata fedele a Ouattara.

                  Un sopravvissuto dioula ha raccontato ad Amnesty come il 6 maggio i mercenari liberiani abbiano ucciso 24 abitanti del villaggio di Godjboue’:
                  "Quando sono arrivati, il villaggio era in preda al panico, tutti cercavano di scappare e rifugiarsi nella boscaglia. Mio padre, che era anziano e non poteva correre velocemente, si è nascosto in una casa. I mercenari l’hanno trovato e l’hanno ucciso insieme a un’altra persona".

                  Amnesty International chiede al presidente Ouattara di predisporre con urgenza un piano generale d’azione per stabilire la sicurezza in tutto il paese, che consenta il ritorno in condizioni di sicurezza degli sfollati e dei rifugiati. Il piano dovra’ prevedere l’effettivo smantellamento e disarmo delle milizie e di altre forze irregolari.

                  Sulla base delle continue violazioni dei diritti umani da parte delle Fcri e dei dozo, Amnesty International ha apprezzato la decisione dell’Operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (Unoci) di aprire otto campi militari nell’ovest del paese per applicare al meglio il suo mandato di proteggere i civili.

                  "Le conseguenze, assai gravi, della recente ondata d’insicurezza e di sfollati devono essere affrontate prontamente, per non vanificare i tentativi di promuovere la riconciliazione in un paese devastato da decenni di tensioni etniche e conflitti violenti", ha concluso Mootoo.

                  "Vogliamo tornare a casa, ma non possiamo", è il titolo del rapporto diffuso da Amnesty International sulla perdurante crisi degli sfollati e l’insicurezza in Costa d’Avorio’.

                  L’organizzazione per i diritti umani denuncia che le forze di sicurezza e le milizie spalleggiate dallo stato stanno creando nel paese africano un clima di paura che impedisce di fare rientro alle loro case a centinaia di migliaia di persone sfollate a causa della violenza postelettorale.

                  Il rapporto di Amnesty International accusa le forze di sicurezza (Fcri) e le milizie dozo (cacciatori tradizionali) di compiere omicidi e attacchi mirati per motivi etnici, persino dopo l’inaugurazione della presidenza di Alassane Ouattara, costringendo la popolazione dei campi temporanei a non abbandonare quei ripari relativamente sicuri.

                  "Questa situazione sta tenendo oltre mezzo milione di persone lontane dalle loro case e non può continuare così", ha dichiarato Gaetan Mootoo, ricercatore di Amnesty International sull’Africa Occidentale. "Le autorità devono agire per stabilire una chiara catena di comando e smantellare le milizie che, nonostante la fine del conflitto, proseguono a spargere paura nella popolazione", ha aggiunto.

                  I dozo paiono prendere di mira il gruppo etnico gue’re’, ritenuto fedele all’ex presidente Laurent Gbagbo. A rischio sono soprattutto i giovani di robusta costituzione, sospettati di aver fatto parte delle milizie pro-Gbagbo.

                  Nel quartiere di Carrefour, a Due’koue’, dove alla fine di marzo centinaia di civili erano stati uccisi, ben pochi gue’re’ sono tornati a casa. Chi lo ha fatto, ha raccontato ad Amnesty International che i combattenti dozo presidiano la strada principale, andando avanti e indietro con le loro motociclette.

                  Un abitante ha così descritto la situazione: "Non devono fare nulla di piu’, non hanno neanche bisogno di scendere dalle motociclette. Basta che passino avanti e indietro ogni volta che vogliono, con le loro armi, per metterci paura. E’ quello che vogliono".

                  Amnesty International è preoccupata per la ‘funzione di sicurezza’ data alle milizie dozo dalle forze di sicurezza ufficiali della Costa d’Avorio. Uomini armati dozo gestiscono posti di blocco sulle strade principali dell’ovest del paese, impedendo in questo modo il rientro a casa degli sfollati.

                  "La libertà con cui operano fa supporre che le azioni dei dozo siano tollerate o anche istigate dalle Fcri. Il presidente Ouattara e il primo ministro Guillaume Soro devono impegnarsi a fondo per creare un apparato di sicurezza che sia imparziale e che possa proteggere tutti i cittadini ivoriani a prescindere dal loro gruppo etnico", ha affermato Mootoo.

                  Durante i mesi di violenza che hanno fatto seguito alle contestate elezioni presidenziali, in Costa d’Avorio sono state commesse gravi violazioni dei diritti umani, compresi crimini contro l’umanita’ e crimini di guerra, tanto dalle forze leali a Ouattara quanto da quelle fedeli a Gbagbo.

                  Secondo le ricerche di Amnesty International, all’inizio di maggio, nella fase di ritiro da Abidjan, mercenari liberiani e miliziani filo-Gbagbo hanno ucciso decine di reali o presunti sostenitori di Ouattara. Molte delle vittime appartenevano alla comunita’ dioula, considerata fedele a Ouattara.

                  Un sopravvissuto dioula ha raccontato ad Amnesty come il 6 maggio i mercenari liberiani abbiano ucciso 24 abitanti del villaggio di Godjboue’:
                  "Quando sono arrivati, il villaggio era in preda al panico, tutti cercavano di scappare e rifugiarsi nella boscaglia. Mio padre, che era anziano e non poteva correre velocemente, si è nascosto in una casa. I mercenari l’hanno trovato e l’hanno ucciso insieme a un’altra persona".

                  Amnesty International chiede al presidente Ouattara di predisporre con urgenza un piano generale d’azione per stabilire la sicurezza in tutto il paese, che consenta il ritorno in condizioni di sicurezza degli sfollati e dei rifugiati. Il piano dovra’ prevedere l’effettivo smantellamento e disarmo delle milizie e di altre forze irregolari.

                  Sulla base delle continue violazioni dei diritti umani da parte delle Fcri e dei dozo, Amnesty International ha apprezzato la decisione dell’Operazione delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio (Unoci) di aprire otto campi militari nell’ovest del paese per applicare al meglio il suo mandato di proteggere i civili.

                  "Le conseguenze, assai gravi, della recente ondata d’insicurezza e di sfollati devono essere affrontate prontamente, per non vanificare i tentativi di promuovere la riconciliazione in un paese devastato da decenni di tensioni etniche e conflitti violenti", ha concluso Mootoo.

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