Bonino vuole cambiare il voto all’estero. E sui marò parole vuote – di Ricky Filosa

Il voto degli italiani all’estero è stato uno dei temi affrontati dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, durante un’intervista al Tg di La7. Secondo il ministro quella del voto degli italiani nel mondo è “una macchina troppo farraginosa, che ha dato adito a episodi non brillantissimi. A mio avviso tutto questo andrebbe rivisto, riprendendo, riconsiderando il principio che uno elegge dove paga le tasse”.

ItaliaChiamaItalia lo sostiene fin da tempi non sospetti, fin dal 2006, ovvero l’anno in cui per la prima volta gli italiani residenti oltre confine hanno potuto eleggere, attraverso il voto per corrispondenza, dei propri rappresentanti a Roma. Eravamo gli unici, allora, a sostenere che si dovesse cambiare quel meccanismo di voto. Troppi imbrogli, forti irregolarità, un voto non sicuro e non trasparente. Autorevoli osservatori e blasonati politici, tuttavia, insistevano: la legge Tremaglia è perfetta così com’è. Invece no, non lo è, e col tempo anche loro se ne sono resi conto e hanno cambiato idea.

Lo stesso padre del voto all’estero, Mirko Tremaglia, primo e unico ministro degli italiani nel mondo, proprio al nostro quotidiano online, quando scoppiò il caso Di Girolamo – che tutti ricordiamo -, dichiarò: la mia legge è da migliorare, va rivista. Sempre dopo il caso Di Girolamo, politici di primo piano e rappresentanti delle istituzioni – Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Renato Schifani, per esempio – espressero le proprie perplessità circa il voto dei nostri connazionali. Eppure nulla è stato fatto, niente è mai cambiato.

Il voto degli italiani residenti all’estero, ormai è chiaro davvero a tutti, fa acqua da tutte le parti. Se n’è accorto anche il nostro ministro degli Esteri: “nella revisione della legge elettorale, anche della Costituzione, in particolare sul destino del Senato, va un po’ rivista la partecipazione dei nostri italiani all’estero", ha sottolineato la titolare della Farnesina.

In Parlamento giacciono diverse proposte di modifica del voto all’estero, presentate da ogni forza politica: non sarebbe sbagliato ripartire da lì, anche in vista dell’eliminazione del bicameralismo perfetto.

Durante l’intervista, Bonino ha affrontato anche il caso dei nostri marò ancora trattenuti in India: “una storia molto complicata”, ha detto, “che questo governo ha ricevuto in base a decisioni prese prima: ci può piacere o non piacere, ma alcune decisioni sono state prese precedentemente". Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, intanto, continuano ad essere prigionieri – di fatto – di un paese straniero. “Noi dobbiamo lavorare per portare a casa in dignità questi due marò, tenuto conto di esigenze indiane, anche politiche: si politicizzano i casi non solo da noi, anche in India". Bonino si è detta “speranzosa”, convinta che alla fine “verremo a capo di questa questione”. Sarà davvero così? Noi ce lo auguriamo vivamente.

Finora tante parole sono state spese per i nostri marò, ma sono quasi due anni che i nostri fucilieri di Marina non possono rientrare in Patria. Un po’ come il caso del voto oltre confine: tanta fuffa e bla bla bla in questi anni, ma nulla è mai cambiato, e gli italiani nel mondo per ben tre volte di seguito hanno votato con lo stesso meccanismo elettorale che tutti criticano ma che nessuno forse ha davvero intenzione di modificare.

Twitter @rickyfilosa