«La trovo una misura ingiusta». Non usa mezzi termini Tony Di Piazza, tra i più noti rappresentanti della comunità italiana negli Stati Uniti, nel commentare la nuova normativa che prevede il pagamento di un contributo di 2mila euro l’anno per l’accesso all’assistenza sanitaria da parte degli italiani residenti all’estero durante i soggiorni in Italia.
A New York, a colloquio con Vincenzo Odoguardi, vicepresidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero (MAIE), Di Piazza ha espresso forti perplessità sulla misura, ritenendo che essa finisca per penalizzare proprio quei cittadini che, pur vivendo oltreconfine, mantengono un forte legame con il Paese d’origine.
«Per chi rientra in Italia soltanto per qualche settimana all’anno sarebbe molto più logico ricorrere a un’assicurazione sanitaria privata piuttosto che versare un contributo annuale di duemila euro», ha dichiarato.
Secondo Di Piazza, la questione assume una valenza ancora più delicata quando riguarda persone nate in Italia che hanno successivamente trasferito la propria residenza all’estero.
«Se sei cittadino italiano dovresti avere gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini italiani, indipendentemente dal luogo in cui risiedi», sostiene l’imprenditore, evidenziando come la cittadinanza dovrebbe garantire parità di trattamento anche sul fronte dell’accesso ai servizi essenziali.
Nel suo intervento emerge inoltre una critica legata al principio di equità. Di Piazza sottolinea infatti quella che considera una contraddizione del sistema.
«Se pensiamo che in molti casi agli stranieri viene garantita l’assistenza sanitaria, diventa difficile comprendere perché si debba chiedere un contributo economico agli italiani che vivono all’estero», osserva.
Il tema della tutela sanitaria degli italiani nel mondo è tornato al centro del dibattito nelle ultime settimane, suscitando reazioni e prese di posizione da parte di associazioni, rappresentanti delle comunità italiane all’estero e organismi di rappresentanza istituzionale.
Per milioni di connazionali residenti fuori dall’Italia, la possibilità di ricevere assistenza sanitaria durante i periodi di permanenza nel Paese rappresenta infatti una questione particolarmente sentita, soprattutto per coloro che mantengono legami familiari, affettivi ed economici con il territorio nazionale.
Le dichiarazioni di Tony Di Piazza si inseriscono in questo confronto, destinato a proseguire nei prossimi mesi, mentre le comunità italiane all’estero chiedono maggiore attenzione alle proprie esigenze e un riconoscimento pieno dei diritti connessi alla cittadinanza italiana.
Una discussione che coinvolge milioni di italiani nel mondo e che tocca uno dei temi più sensibili per chi, pur vivendo lontano dall’Italia, continua a sentirsi parte integrante della comunità nazionale.






























