Talk show in tv, in arrivo la crisi – di Franco Esposito

Emergono disaffezione e disinteresse, compagne di un’evidente chiara stanchezza. Il denunciante ne sa molto di talk show e di televisione. Michele Santoro lancia l’allarme e anticipa come intende regolarsi da questo punto in poi. “Il male è visibile, non strisciante: overdose da talk show, spesso affidati a conduttori improvvisati”. Santoro è tornato ieri sera con il suo Sevizio Pubblico su La7. Il debutto stagionale con qualche doverosa innovazione. Imposte appunto dalla crisi che sembra

investire i talk show in tv. Decisamente troppi e soprattutto ripetitivi. Stessa zuppa servita con posate diverse, identico il tempo reale, il menu comunque è unico, basato esclusivamente sullo squallido teatrino della politica. Gli spettatori ne hanno piene le scatole di discussioni e dibattiti che non risolvono nulla. Servono in esclusiva solo ai politici per intorbidire le acque, già scure di loro.

La gente è stufa della fetta del Pd che contesta e si oppone alle iniziative del premier, che veste la stessa maglia, fino a prova contraria. I telespettatori non ne possono più di fiumi di parole sulle riforme che non si fanno mai. Solo esempi, questi: il cartellone del teatrino della politica è pieno di spettacoli deprimenti. I numeri dimostrano e confermano che i talk show televisivi non fanno più audience.

Dati negativi che danno vita ad una sorta di classifica settimanale sulle scorta di quelle dei campionati di calcio. Le partite delle chiacchiere per una sfida che comincia ad assumere connotati deprimenti. Il confronto dei numeri, chi sale e chi scende, la classifica, la replica sfida rinviata alla settimana che verrà.

“Troppi talk show? Normale che ce ne siano tanti, costano poco, per questo assistiamo alla loro moltiplicazione”, osserva

Michele Santoro che ieri sera ha provato a combattere la noia crescente dei telespettatori de La7, l’emittente di proprietà dell’editore Urbano Cairo, proprietario anche del Torino Calcio. “Bisogna rendersi conto che il pubblico in generale mostra chiari segni di stanchezza”.

Invasione, affollamento e conseguente overdose consentono a Santoro di dispensare consigli ai telespettatori, non sottovoce. “Troppi talk show? Fate voi la selezione, ne avete facoltà. Potete cambiare canale quando volete e far sparire le imitazioni senza identità”. Santoro si picca di essere l’inventore del primo talk show indipendente al di fuori dei circuiti televisivi tradizionali, e non solo. “Ho portato competitività e vera parità di ascolti su La7, che non ha la forza delle reti Rai e Mediaset”. Dalla prossima stagione televisiva lui andrà in cerca della sperimentazione di linguaggi nuovi. Santoro qualcosa ha tentato d’inventarsi, nella prima puntata della nuova serie di Servizio Pubblico. Ha preso in prestito da Pina Bausch l’immagine delle sedie ribaltate sulla scena per “frantumare il salotto televisivo e provare a cambiare il ritmo e la mobilità dell’immagine. Il giornalista popolare conduttore assicura che non concederà bis. Certo l’addio a Servizio Pubblico, questo è l’ultimo anno alla guida della trasmissione.

A proposito di ultimo, quello di martedì ha fornito esiti decisamente inquietanti. Sostituto di Lilli Gruber sullo scranno di Otto e mezzo, Giovanni Floris deve esserci rimasto male: share 4,59%, percentuale inferiore alla media di La7 in quella fascia; 1 milione 218mila spettatori. Lontano Floris anche dal Tg7 con il 5,15 di share. Il programma più visto del lunedì è stato Il Commissario Montalbano, 24,80% di share e 6 milioni 218mila spettatori. Un fenomeno infinito, dovendo considerare che stiamo parlando di repliche, non di nuovi episodi.

Lo scontro televisivo del martedì si è risolto in un evidente totale insuccesso. Giovanni Floris, con Dimartedì, ha migliorato l’esito sconsolante e disastroso della prima puntata. Una crescita risibile, però. Fragile il miglioramento, dal 3,45% della prima puntata della nuova trasmissione al 4,23% della seconda. Floris non è riuscito a richiamare un milione di spettatori davanti alla tele. Dimartedì si è fermato a 966mila, più 211mila rispetto alla prima uscita. Giannini si è scoperto addirittura in calo. Alla conduzione di Ballarò, l’ex giornalista di Repubblica ha perso un milione di telespettatori, rispetto ai due milioni e mezzo in occasione del debutto. Lo share è calato da 11,75% con l’intervista di Roberto Benigni al 6,535% di martedì scorso. Un milione 571mila gli spettatori. Problemi in Rai? Nessuno, proprio nessuno, assicura il direttore di Rai3, Andrea Vianello.

“Noi siamo soddisfatti. Giannini è una grande firma del giornalismo, la nostra è stata una scelta convinta e ponderata. I bilanci si fanno sempre a fine stagione”. Il deludente martedì dei talk show viene spiegato con la particolare serata dei palinsesti televisivi, fitti di appuntamenti. La programmazione prevedeva due fiction, “Un’altra vita” su Rai1 e la storica “I Cesaroni” su Canale 5. La partita del Milan a Empoli, poi. Un elemento di concorrenza da non trascurare, obiettano in Rai e a La7. Ma il dato vero è ineludibile: trasmissioni che si sovrappongono, non sono copie, sono pressoché identiche. Temi svolti alla stessa maniera, unica la trama. Signori dei talk show, siete invitati a darvi una regolata.