Il Movimento Associativo Italiani all’Estero conferma la propria netta contrarietà alla nuova legge sulla sanità per gli italiani residenti all’estero.
A ribadirlo è il senatore Mario Borghese, vicepresidente del MAIE ed eletto nella ripartizione America Meridionale, intervenuto all’indomani dell’approvazione definitiva del provvedimento da parte del Senato.
Una posizione che distingue il MAIE dal resto della rappresentanza parlamentare eletta oltre confine. Sia alla Camera che a Palazzo Madama, infatti, il movimento fondato da Ricardo Merlo ha votato contro una riforma che, secondo Borghese, non risolve i problemi dei connazionali residenti all’estero e rischia invece di trasformarsi in un provvedimento sostanzialmente inapplicabile.
“Abbiamo votato contro sia alla Camera sia al Senato in modo consapevole“, spiega il senatore. “La condizione prevista dalla legge, ovvero il pagamento di un contributo di 2.000 euro l’anno per poter accedere al Servizio sanitario nazionale, è insostenibile per la quasi totalità degli italiani che vivono in Paesi extra Unione Europea”.
Secondo Borghese, proprio questo elemento rende il provvedimento inefficace. “La legge approvata è inutile, un’occasione mancata”, afferma senza mezzi termini il parlamentare del MAIE.
La norma appena approvata prevede infatti che gli iscritti all’AIRE residenti in Paesi non appartenenti all’Unione Europea possano accedere volontariamente al Servizio sanitario nazionale attraverso il versamento di un contributo annuale. Una misura che il governo e i promotori della legge presentano come un ampliamento dei diritti per gli italiani nel mondo, ma che secondo il MAIE rischia di restare sulla carta.
Borghese ricorda che il suo gruppo aveva avanzato una proposta alternativa, più circoscritta e sostenibile.
“Diverso sarebbe stato approvare la proposta che avevo presentato per consentire ai pensionati iscritti all’AIRE di usufruire del Servizio sanitario nazionale senza oneri aggiuntivi“, spiega il senatore. “Una misura selettiva, rivolta alla fascia più fragile della popolazione italiana residente all’estero e con un impatto molto più contenuto sulle finanze pubbliche”.
Nel mirino del vicepresidente del MAIE finisce anche il comportamento di alcune forze politiche durante l’iter parlamentare.
“Trovo davvero incomprensibile la posizione di quanti, soprattutto a sinistra, hanno criticato duramente il disegno di legge durante il dibattito e poi lo hanno sostanzialmente avallato scegliendo l’astensione al momento del voto“, osserva Borghese.
Un riferimento alle numerose critiche emerse in Aula nei confronti del provvedimento e che, secondo il senatore, non si sono poi tradotte in una scelta politica coerente.
Per il MAIE la questione va ben oltre il mero aspetto economico e riguarda un principio di uguaglianza tra cittadini.
“Noi riteniamo che gli italiani che vivono nel mondo debbano avere gli stessi diritti di quelli che vivono in patria“, sottolinea Borghese. “A maggior ragione quando si parla del diritto alla salute, che la Costituzione tutela senza discriminazioni”.
Per il MAIE, il giudizio resta netto: la riforma rappresenta un’occasione persa e non risponde alle aspettative di milioni di italiani residenti fuori dai confini nazionali.































