L’Assemblea regionale siciliana ha approvato l’art.41 della legge di stabilità, che istituisce il reddito minimo per i Siciliani che vivono in condizioni di povertà. La norma istituisce il fondo con una dotazione di circa 15 milioni di euro, rivolto alle famiglie che vivono in condizioni misere e di grave disagio economico. Ogni nucleo familiare potrà ricevere un aiuto non superiore a 400 euro mensili, solamente per il 2014. Per accedere al beneficio bisognerà, comunque, aspettare che sia emanato il regolamento di attuazione che disciplinerà i criteri in base ai quali si potrà avere il sostegno economico, da erogare a circa 3.000 famiglie.
In concomitanza ci si augura che siano attuate quelle politiche mirate a “creare lavoro”: favorendo gli investimenti nella produzione di beni e servizi. Ciò costituirebbe il volano per lo sviluppo dell’economia siciliana, perennemente mortificata dalla disattenzione dei vari governi che si sono alternati nella guida della regione.
La somma di 400 euro non risolverà certamente i problemi economici delle famiglie siciliane, destinati, purtroppo, a crescere se non si creeranno le condizioni per un lavoro fisso: non si possono “tappare i buchi” di una società che è vittima di un sistema politico “fantasma”, che crea leggi che fanno solo temporeggiare “i fortunati”, che riceveranno tali sostegni.
Il problema che si dovrebbe sollevare, che spero quanto prima riesca a scuotere le coscienze dei signori politici, è che la Sicilia tutta ha bisogno di provvedimenti legislativi che possano riattivare la produzione industriale, artigianale, in maniera tale da offrire al popolo un lavoro a tempo indeterminato. La Sicilia, culla di civiltà e di grosse potenzialità imprenditoriali, ha bisogno di rinascere, ma non con iniziative che umiliano la dignità dell’uomo. Il reddito minimo garantito non salverà le famiglie; tutt’altro, creerà quella che potrebbe essere definita “guerra di povertà”, l’equivalente di quel continuo calpestare la dignità di popoli, che, prima o poi, si accorgeranno che l’unica politica di cui avranno bisogno sarà quella della comprensione della causa della loro povertà, prima di ogni sterile programma politico.































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