Schiavone (CGIE), “ci vuole un ministro per gli italiani nel mondo”

Il Segretario Generale del CGIE: “L’Italia dovrebbe dotarsi di nuovo di un ministro per l'emigrazione, che ne coordini le questioni con gli altri ministeri per una politica mirata”

Michele Schiavone, segretario generale del CGIE, ha presentato la relazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero nel primo giorno di assemblea plenaria, alla Farnesina.

Schiavone è convinto che oggi più che mai ci sia bisogno di avere un ministro per gli italiani nel mondo: “La complessità della politica migratoria italiana richiede una specifica attenzione da parte delle istituzioni. Come avvenne tre volte in passato, il nostro Paese dovrebbe dotarsi di nuovo di un ministro per l’emigrazione, che ne coordini le questioni con gli altri ministeri, per gestire e promuovere una politica mirata a sostegno dei vari campi d’intervento e crei discontinuità all’esodo”.

I consiglieri sono contrari alla riduzione del numero dei parlamentari eletti all’estero: il Consiglio Generale “non nega l’opportunità di rendere più snello e funzionale il massimo organo di rappresentanza della nostra Repubblica, ma siamo nettamente contrari a una riduzione della rappresentanza eletta direttamente all’estero, per il principio che attiene alla piena uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini italiani ovunque essi risiedano”.

“Quando la Circoscrizione estero fu inserita nella Costituzione insieme al numero dei suoi eletti al Parlamento – ricorda Schiavone -, fu concordato tra le forze parlamentari un numero basso per superare le resistenze a questa riforma. Il rapporto di rappresentanza tra cittadini ed eletti è stato sempre molto più basso per gli italiani residenti all’estero e oggi lo è ancora di più, visto il forte aumento degli iscritti all’Aire e, di conseguenza, dell’elettorato attivo”.

“L’ulteriore decurtazione di un terzo del numero dei rappresentanti, da 18 a 12, sarebbe dunque un vulnus profondo che dividerebbe i cittadini in categorie, sancendone un’inaccettabile differenza”.

Spazio anche al voto degli italiani nel mondo, naturalmente. Lo strumento elettorale che disciplina il voto all’estero “nella forma praticata fino a oggi, richiede una manutenzione e una revisione tesa a renderlo del tutto libero, segreto e personale. Sarà cura del CGIE indicare anche eventuali modalità aggiuntive per rispettare la recente direttiva europea sul voto applicabile alle elezioni di maggio 2019, che contempla la partecipazione dei cittadini europei residenti nei paesi extra-Ue mediante il voto per corrispondenza e il voto elettronico”.

“Di fronte a qualsiasi necessario cambiamento normativo in materia di procedure elettorali, gli italiani all’estero non possono e non devono essere discriminati per un mero contenimento dei costi elettorali – conclude il segretario Schiavone -. Si tratterebbe di una scelta anticostituzionale alla quale ci opporremo con tutte le nostre forze”.