Il governo accelera sul turismo delle radici, considerato uno dei principali strumenti per rafforzare il legame tra l’Italia e le comunità italiane nel mondo, rilanciando allo stesso tempo i piccoli borghi e le aree interne del Mezzogiorno.
Alla Farnesina è stato firmato un nuovo pacchetto di convenzioni operative nell’ambito del progetto “Turismo delle radici”, promosso dal ministero degli Esteri e finanziato attraverso il PNRR.
Alla cerimonia hanno partecipato il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.
200 milioni per i territori del Sud
L’iniziativa potrà contare su 200 milioni di euro del Fondo sviluppo e coesione, risorse approvate dal CIPESS per rafforzare il progetto e sostenere la riqualificazione di borghi, aree rurali e territori del Sud Italia.
L’obiettivo è trasformare il ritorno degli italo-discendenti nei luoghi d’origine delle proprie famiglie in un’opportunità concreta di crescita economica e valorizzazione culturale.
Oltre 80 milioni di italiani nel mondo coinvolti
Secondo il governo, il bacino potenziale del turismo delle radici supera gli 80 milioni di italiani all’estero, oriundi e discendenti italiani sparsi nei cinque continenti.
Il progetto punta a riportare queste comunità nei territori da cui partirono genitori, nonni e bisnonni, creando un turismo legato all’identità, alla memoria familiare e alle tradizioni locali.
Tajani: “Trasparenza e sviluppo”
Nel suo intervento, Tajani ha annunciato la creazione di una task force dedicata al monitoraggio delle risorse e alla trasparenza degli investimenti.
“La corretta gestione delle risorse è essenziale”, ha spiegato il ministro, sottolineando come il turismo delle radici rientri nella più ampia strategia del governo per il rilancio del Sud e del Mezzogiorno.
Tajani ha inoltre annunciato tre grandi appuntamenti territoriali — Nord, Centro e Sud — in vista della prossima Conferenza nazionale dell’export, evidenziando il forte potenziale dello sviluppo economico locale.
Turismo religioso e identità italiana
Il ministro degli Esteri ha anche richiamato l’importanza delle sinergie con il turismo religioso, definendolo un elemento identitario fondamentale per molte comunità italiane all’estero.
Tradizioni religiose, feste popolari e patrimoni culturali locali possono infatti diventare strumenti strategici per attrarre i discendenti italiani nel mondo.
Mazzi: “Non è nostalgia”
Per il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il turismo delle radici rappresenta oggi il segmento con la crescita più rapida nel settore turistico italiano.
“Non è un’operazione nostalgia, ma un motore per l’orgoglio e l’economia dell’Italia”, ha dichiarato.
Secondo Mazzi, il turista delle radici resta mediamente tra sette e dieci giorni nei territori visitati, una permanenza superiore rispetto a quella del turista tradizionale. Inoltre, si tratta di un fenomeno non legato alla stagionalità e capace di valorizzare soprattutto piccoli centri e borghi meno conosciuti.
Un ponte tra Italia e italiani all’estero
Il turismo delle radici si conferma dunque una delle principali strategie del governo per rafforzare il rapporto con gli italiani nel mondo e rilanciare i territori meno battuti dai grandi flussi turistici.
Un progetto che unisce economia, identità e memoria familiare, trasformando le storie dell’emigrazione italiana in una nuova occasione di crescita per il Paese.





























