Sempre più lettori mi chiedono che cosa ne pensi di Vannacci e del suo movimento “Futuro Nazionale”. Credo fosse logico che, prima o poi, nascesse qualcosa di simile per riempire un vuoto elettorale che, di fatto, andava crescendo viste le scelte (volute o no) del governo Meloni. Una novità che comunque potrebbe tornare utile – ma anche potenzialmente molto pericolosa – per Giorgia Meloni.
A parte eventuali riforme elettorali, è evidente come molti elettori della destra “classica” (ovvero quel 10-15% dell’elettorato che nel tempo ha sempre votato a destra, e ultimamente anche molti di più), che con la Meloni speravano in un cambiamento più deciso della politica italiana, siano rimasti progressivamente delusi dal “continuismo” del governo rispetto ai precedenti, soprattutto verso l’Europa e in campo internazionale.
Parte di questo elettorato trova ora uno sfogo nel movimento di Vannacci e una potenziale ragione di voto. Sicuramente, governando, la Meloni si è resa conto di quanto fossero aleatorie molte delle sue promesse pre-elettorali e soprattutto di come i condizionamenti internazionali ed europei gravino sull’Italia come macigni.
Oltretutto, all’inizio, Meloni doveva anche accreditarsi come partner affidabile e ha svolto egregiamente questo ruolo, togliendosi di dosso il preconcetto antifascista ma, per farlo, ha anche dovuto rinunciare – credendoci o meno – a sue posizioni tradizionali, indossando l’abito moderato.
“Riabilitata” a livello nazionale e internazionale, era però arrivata l’ora – almeno secondo me – di diversificarsi di più rispetto alla politica italiana del passato. Ma questa mossa non si è vista, forse anche perché le è arrivato addosso il ciclone Trump e la conseguente crisi energetica, già drammatica come conseguenza della guerra in Ucraina.
Meloni deve usare l’equilibrio per galleggiare, mentre Vannacci non ha queste necessità strategiche: parla un linguaggio chiaro e comprensibile, rilancia temi che da sempre piacciono alla “pancia” della destra (che spesso già si ritrovava più nella Lega che in FdI) ed è ovvio che raccolga consensi.
Da un certo punto di vista, la sua figura può far comodo alla Meloni perché tiene “vivi” voti che altrimenti sarebbero finiti nell’area del non-voto. Ma Vannacci rischia di diventare determinante per una sconfitta se, separandosi da una coalizione di centrodestra, giocasse una partita solitaria contro la sinistra, visto che al centrodestra potrebbero allora mancare voti decisivi.
L’ipocrisia domina il nostro Paese: Vannacci con la Meloni verrebbe giudicato “uno spostamento a destra” (o peggio), ma nessuno si indigna quando con Renzi o il centrosinistra si intruppano, ben accetti, anche gli estremisti di AVS. È la “guerra delle parole” con cui la sinistra sa giocare da maestra, debitamente sponsorizzata dai media.
Lessi a suo tempo il libro di Vannacci, trovandolo zeppo di buonsenso, di logica, ma anche di cose ovvie e scontate (almeno per un lettore di destra), senza nessun particolare spessore o riferimento culturale, ma indubbiamente con il coraggio di dirle e scriverle, anche senza poi la possibilità (almeno per ora) di metterle in pratica. Soprattutto, non vi colsi alcuna espressione violenta o “nostalgica”.
Mi sembra molto la Meloni del 2021 quando, da “donna, cristiana, italiana, madre”, sosteneva di fatto più o meno le stesse cose, poi logorate dalla concreta esperienza di governo.
Oggi la Meloni, infatti, non ha – lo ribadisco – le mani libere: è braccata a vista da una muta di magistrati che, appena possono, la bloccano su tutto; ha contro l’intellighenzia, i salotti, i giornali di Cairo, De Benedetti & C.; viene vivisezionata ogni giorno su La7 e TV collegate; ha spesso tra i piedi collaboratori poco furbi, poco intelligenti o comunque non all’altezza del ruolo e – soprattutto – è costretta a non poter fare determinate scelte perché impopolari. Ma, anche se le facesse, verrebbe bloccata dall’Europa (vedi lo scherzetto del Patto di stabilità).
Tra l’altro, se la Meloni si spostasse più a destra, si ritroverebbe mezza Forza Italia pronta ad abiurare. Stare al centro e vedere l’aria che tira è da sempre molto, molto più conveniente e certi recenti movimenti di Marina Berlusconi ricalcano il consueto cliché (e gli interessi) del partito-azienda.
Una soluzione? Ricordo quando Alleanza Nazionale confluì nel “Popolo della Libertà”, facendo – con il senno di poi – un errore politico colossale e rinunciando alla propria identità, visibilità e funzione.
Credo quindi che, per il bene stesso di Vannacci, della Meloni, del governo e soprattutto dell’Italia, il centrodestra dovrebbe essere una sorta di “federazione” dove ci sia posto per tutti, sia legittimo sostenere idee diverse sui singoli problemi (perché poi, sulle grandi questioni, non ci sono sostanziali differenze) e, alla fine – anche grazie a Vannacci – la Meloni di turno (ma non vedo altri leader in giro) potrebbe governare anche in futuro con un’alleanza più variegata, giustificando così anche posizioni un po’ più nette e autonome, soprattutto verso l’Europa e nella politica energetica e internazionale.





























