Nella storia infinita dell’oscuro delitto di Garlasco quello che più mi spaventa è che vengano tranquillamente riportate in TV intercettazioni e parole pronunciate al telefono anche dieci, quindici anni fa.
Messaggi, WhatsApp, spezzoni di frasi presentate dai media anche fuori contesto, indagini (in teoria) secretate, ma i cui documenti invece vagano tranquillamente sui giornali colpendo anche persone che non erano o non sono neppure indagate.
Intercettazioni “a strascico” che intercettano nel mucchio perché magari “qualcosa salterà fuori”. E’ del tutto contro la legge, ma lo si fa lo stesso (300 milioni di euro spesi solo per spese di intercettazioni giudiziarie l’anno scorso).
Ogni tanto lo scandalo di qualche agenzia che del furto di libertà altrui ne fa una professione, perché ancora non ci siano resi conto che ciascuno di noi può essere intercettato, spiato, derubato, ricattato, condizionate in qualsiasi scelta politica, morale, economica. A volte “a fin di bene”, ma ormai quasi sempre solo per rubare dati o aspetti di ciascuno di noi in flagrante violazione della libertà personale.
Vi siete mai resi conto che se magari state parlando di un argomento a tavola con gli amici, spesso poco dopo vi arriva un messaggio che propone un acquisto, un viaggio, un controllo medico proprio legato a quanto era oggetto della conversazione? E’ “l’intelligenza artificiale” (e derivati) che già oggi ci intercetta e sta man mano togliendoci la nostra libertà.
Di queste cose si parla ancora poco, me se riflettiamo è ormai diventato un condizionamento occulto spaventoso e di cui siamo spesso inconsapevoli. Nessuno ci ha mai chiesto se siamo d’accordo con l’essere spiati e – se anche abbiamo cliccato, a volte inconsapevolmente, il fatidico “consenso” – quando abbiamo (avremo?) il diritto di dire “stop”?
P.S. Diventa così spesso divertente leggere o ascoltare le tiritere con le disposizioni del garante della privacy (un carrozzone costoso, a volte inutile e spesso veramente solo festival della burocrazia) che spacca il capello in otto e poi non vede passare gli elefanti davanti al proprio naso.































