Gianni Alemanno è in carcere dalla sera dell’ultimo dell’anno 2024, arrestato a casa sua con l’accusa di aver violato, nei mesi precedenti, le norme della libertà vigilata a seguito di una condanna per presunto “traffico di influenze” e abuso d’ufficio, reato che nel frattempo è scomparso dal nostro codice.
Alemanno non ha mai negato di essere stato in giro per attività politiche ufficiali e regolarmente comunicate ma, nonostante questo, il giudice gli ha comunque fatto scontare nuovamente l’intera pena di 18 mesi, compreso il periodo già espiato e nonostante il parere contrario del PM.
Una sorta di “doppia detenzione”, quindi, e non ho notizia di altri casi simili in Italia. La “pesantezza” (o il pregiudizio?) della giustizia nei suoi confronti è stata un macigno.
Il mese prossimo sarà comunque nuovamente a “fine pena” e verrà liberato, ma intanto gli è stato perfino negato di poter uscire da Rebibbia anche solo per alcune ore per presenziare alla presentazione di un suo libro, scritto in carcere, al Salone del Libro di Torino: “dura lex, sed lex”.
Quando sentirete parlare di qualche omicidio, rapina, delitto o aggressione commessi da qualcuno che avrebbe dovuto essere in carcere ma era stato rimesso in libertà in anticipo, pensate ad Alemanno e a quanto sia politicizzata la giustizia italiana.




























