Sarà un Natale povero perchè siamo poveri d’amore – di Margareth Porpiglia

Sarà un Natale povero. Perchè siamo poveri. Poveri d’amore. Orfani di guide. Perchè non ci insegnano più ad amare. Ci insegnano a combattere, a lottare per affermarci. A possedere sempre di più. Ad essere forti e a proteggerci da tutto. Ci insegnano a deridere il più goffo, il più debole, a schernire il più brutto. Ci insegnano tutto ma non l’amore. Siamo orfani di buoni maestri. Ecco perchè ci siamo disabituati ad amare. Ecco perchè siamo poveri. Invece di camminare orgogliosi con accanto la persona o le persone che amiamo, sembriamo un esercito di marionette che fanno di tutto per mettere in mostra la borsa più costosa, perchè sembra che sia solo quello che ci identifica, cosa possediamo, non chi siamo.

Siamo poveri e rassegnati. Gli unici che forse sembrano accorgersene sono i bambini. Ma li avete sentiti gridare? Mai come in questi anni i bambini gridano disperati. Gridano a scuola, mentre sono con i genitori che con una mano li stringono e con l’altra giocano con il cellulare. Gridano perchè loro lo reclamano ancora quell’amore. E noi distratti non ce ne accorgiamo.

Siamo poveri. Poveri d’amore. Ci siamo così disabituati ad amare che pure quando, con fatica, impariamo a smettere di avere paura e finalmente ci lasciamo andare, ci scontriamo con il muro che l’altro mette per difendersi. Ci scoraggiamo e scappiamo via. Perché non sappiamo aspettare, non sappiamo lottare. Ma cosa ci ha reso così vuoti e soli? In fondo i santi, i guru, quegli uomini che testardi vanno avanti e diventano eroi dei nostri giorni sono semplicemente uomini che hanno amato. Mandela, Madre Teresa, Gandhi, Wojtila. Loro hanno amato e basta. Un’idea, un popolo, un Dio, i poveri, hanno amato senza mezzi termini ed è cosi che hanno cambiato la nostra storia. E noi leggiamo le loro storie, le loro biografie, pubblichiamo le loro foto, li citiamo con ammirazione. Continuiamo ad identificarli come persone meravigliose, senza domandarci cosa li abbia resi unici e straordinari. Li ammiriamo ma non li imitiamo. Sono uomini e donne come noi, in nessuna cosa diversi se non nella immensa capacità di amare. Loro ricchi d’amore, noi poveri, poverissimi.

Ecco, ci manca l’amore, quello vero. Quello che non fa calcoli nè viene compresso in una scatola. Quello che non mette condizioni, nè enormi pesi all’altro. Ci manca l’amore, per questo siamo poveri. Forse invece di pensare a quale regalo fare a questa o quella persona dovremmo domandarci quanto amore abbiamo dato, ad un padre, ad una madre, ad un figlio, ad un amico, al marito, al compagno.

Il Natale è una storia cristiana. Eppure anche gli atei lo festeggiano. E va bene, perchè al di là della fede di chi crede, il Natale è una storia d’amore. Gesù bambino, povero in una stalla senza nulla, ma pieno dell’amore di Maria che lo coccola, lo nutre e lo riscalda. Pieno dell’amore di Giuseppe che gli costruisce una culla sicura. Pieno dell’amore dei pastori che offrono quel poco che hanno, persino gli animali fanno dono del loro respiro, che è calore, che riscalda nella fredda notte di Betlemme.

E’ l’amore che ci manca. E’ quello il regalo piu bello. E’ questo il senso del Natale. Non i pacchi, ne i regali nè le vacanze nè le decorazioni luccicanti. E’ l’amore che dovremmo regalare. E per regalarlo siamo sempre in tempo.