Renzi contro sindacati e vecchia guardia Pd – di Leonardo Cecca

Matteo Renzi continua a parlare tanto da sembrare una mitragliatrice, promette troppo e poco conclude ma, ad onor del vero, qualche idea saggia in testa ce l’ha: ha capito che la base del suo partito più in là di una certa ottusità ideologica non riesce ad andare e che i sindacati sono un freno per tutto il mondo del lavoro. Ottusità ben salda presso la sinistra, che è ben rappresentata dalla "dotta" esternazione della Bindi all’indomani del responso elettorale del 2008 quando, con estrema saggezza degna del più illustre statista, disse: "faremo opposizione su tutto".

Che queste idee siano "farina del suo sacco" oppure derivanti dai suoi incontri con Berlusconi e Verdini non è dato sapere, ma che consideri Berlusconi non un quaquaraquà, come certi appartenenti al Pd, Renzi lo ha già dimostrato più volte ad iniziare dalla visita che il 6/12/2010 da sindaco di Firenze fece ad Arcore, visita che mandò in tilt la stragrande maggioranza delle ottuse menti di sinistra, poichè per costoro, democraticamente corretti e portatori del verbo, non si poteva e non si doveva parlare con Berlusconi, allora capo del Governo. Una critica del genere sarebbe stata fuori posto anche in ottusilandia.

Orbene, questo atteggiamento di Renzi, che da persona responsabile si rivolge anche all’opposizione e, forse, anche a chi gli può fornire consigli e sostegno, manda in tilt tutto l’apparato cattocomunista che mai ha brillato per idee, ma che vuole le poltrone ad ogni costo.

Addirittura l’illustre personaggio di Bettola, noto non per le sue idee, ma per i suoi detti campagnoli, a mo’ di colui al quale vengono pestati i calli, se ne esce con: "Vedo che Berlusconi e Verdini sono trattati con educazione e rispetto, spero che prima o poi capiti anche me". Ha mai pensato Bersani che il rispetto bisogna meritarselo? Vabbé, una scusante Bersani ce l’ha, era ad un passo dal mettere il suo posteriore sull’agognata poltrona, quando si è ritrovato su uno sgabello e questi giochetti un comunista mal li digerisce, restano sullo stomaco come restò sullo stomaco di Peppone, sindaco di Brescello, il famoso carro armato, dal film "Don Camillo e l’Onorevole Peppone".