Jobs Act, minoranze Pd evocano spaccatura: se Renzi tira dritto rischia (VIDEO)

Sul piano tecnico, le minoranze del Pd si attestano unitariamente sugli emendamenti depositati al Senato. Ma nel corso della riunione a nessuno sfugge che questa volta a fare la differenza e’ il dato politico. "Questa e’ una riunione convocata da Renzi", scherza non a caso Giuseppe Civati lasciando la sala Aldo Moro.

Attorno al tavolo sono seduti i rappresentanti di tutte le componenti del Pd. C’e’ Civati, leader dell’area piu’ a sinistra, i bersaniani Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre, il lettiano Francesco Boccia, Gianni Cuperlo, sfidante di Renzi al congresso. C’e’ Rosy Bindi con gli ulivisti Miotto e Monaco, c’e’ la dalemiana Barbara Pollastrini, c’e’ Vannino Chiti, reduce della battaglia dei ‘dissidenti’ sulla riforma del Senato. C’e’ anche Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro, e in quanto fassiniano esponente della maggioranza Pd. Manca Pier Luigi Bersani, ed e’ un’assenza, spiegano, non casuale.

Nel corso dell’incontro si succedono valutazioni ‘preoccupate’ rispetto all’esito della trattativa con Renzi. Se il segretario e premier dovesse tirar dritto, ed ottenere il prevedibile voto favorevole della direzione Pd, a quel punto dovrebbe mettere in conto decine di defezioni nelle aule parlamentari. Al Senato, dove i numeri sono piu’ risicati, la riforma del lavoro potrebbe passare solo con il soccorso azzurro dei senatori forzisti.

Questo e’ il quadro evocato nel corso della riunione alla Camera. La spaccatura, insomma sarebbe nei fatti, con conseguenze sui gruppi parlamentari e sul partito. "L’assenza di Bersani- spiega una fonte presente alla riunione- si spiega in quest’ottica: lui si tiene fuori per cercare in ogni modo l’intesa. Se si intestasse la battaglia in prima persona, sarebbe come dare per scontato che il partito si divide nel Pd da una parte, e il partito di Renzi dall’altra".

Nelle prossime ore, dunque, si lavorera’ per scongiurare il voto a maggioranza in direzione. Ipotesi possibile sulla base di un testo di mediazione che metta in salvo la possibilita’ della reintegrazione. Non a caso l’appello delle minoranze e’ al presidente del partito, Matteo Orfini. L’esponente dei giovani turchi ha chiesto a gran voce la modifica della delega, sia per quanto riguarda il ‘nuovo’ contratto dei precari che per l’articolo 18. Sullo sfondo la richiesta del referendum interno, avanzata da Civati. Alfredo D’Attorre non esclude che possa essere chiesto anche dalle altre minoranze. Debora Serracchiani a nome di Renzi chiude: "Niente veti, decide la direzione".