Patronati italiani all’estero, con i tagli di Renzi chiuderanno tutti – di Dino Nardi

Apprendiamo con piacere che in Commissione Bilancio del Senato è stato approvato un emendamento alla Legge di Stabilità, presentato dalle stesse relatrici, con il quale – recependo le sollecitazioni e le indicazioni dei parlamentari eletti all’estero – vengono recuperate delle risorse aggiuntive destinate alle politiche per gli italiani nel mondo per complessivi 4’900’000 euro (100’000 per il CGIE, 100’000 per Comites ed InterComites, 3.300.000 per la promozione della lingua e cultura italiana ed il sostegno degli enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, 500’000 per gli Istituti Italiani di Cultura, 650’000 per la stampa italiana all’estero, 100’000 in favore delle agenzie specializzate per i servizi stampa dedicati agli italiani all’estero, 150’000 per promuovere l’attrattività delle università attraverso la diffusione dei corsi di lingua italiana online e avviare campagne informative di carattere didattico, amministrativo e logistico per favorire l’iscrizione di studenti stranieri in Italia).

Tuttavia con la Legge di Stabilità 2016 è sorto anche un "caso Patronati". Infatti il loro finanziamento, ancora una volta, viene decurtato ed in questo caso (2016) di ben 48 milioni di euro dopo il taglio già subito di 35 milioni nel 2015. Un taglio che – se pure ridotto da 48 a 20 milioni con un emendamento approvato, anch’esso, in Commissione Bilancio del Senato – metterà comunque a rischio la loro sopravvivenza e significherà certamente la chiusura delle sedi estere di queste strutture che, nel mondo, svolgono un’attività di tutela e assistenza gratuita ed a tutto campo delle quali si avvalgono un po’ tutti: giovani e meno giovani, emigrati ed expat di ogni genere.

Ecco, le sedi estere dei patronati. Questa non é pure materia, anche all’estero, del contendere nella Legge di Stabilità da parte di coloro che, a vario titolo, rappresentano le comunità italiane? Provino a domandarsi l’associazionismo italiano, i Comites ed il Cgie, in quali condizioni di tutela e di assistenza si troverebbero le comunità italiane all’estero se venissero private anche del supporto dei patronati, dopo che negli ultimi dieci anni hanno subito una desertificazione della rete consolare a seguito della chiusura di oltre cinquanta Uffici consolari nel mondo.

A chi potrebbero rivolgersi i 400mila pensionati italiani ogni qual volta, per esempio, ricevono una lettera dall’INPS o dalla Citybank in cui vi è scritto che per evadere a quella richiesta di informazioni/documento (CUD, Dichiarazioni reddituali, Detrazioni fiscali, Esistenza in vita, ecc.) debbono/possono rivolgersi ad un patronato? Ed a chi potranno rivolgersi per qualsiasi altro loro problema anche di natura extra previdenziale, per i quali gli operatori all’estero dei patronati non si sono mai rifiutati di offrire il loro aiuto? Ah, certo, resterebbe loro la possibilità di rivolgersi ad uno dei tanti faccendieri e azzeccagarbugli prezzolati che sorgerebbero immediatamente come funghi in giro per il mondo (come accaduto in America Latina negli anni caldi in cui c’era la caccia alla cittadinanza italiana). Ma, solo avvicinarli, sia gli uni che gli altri, agli emigrati costerà un occhio della testa!

É questo che l’associazionismo italiano, i Comites, il Cgie e, con loro, gli eletti all’estero vogliono o, in alternativa, dei servizi a pagamento del patronato? Non credo proprio, ma sarà questo che accadrà se anche nell’intero universo degli emigrati – come sta avvenendo in Italia in questi giorni – non ci si farà immediatamente promotori, quantomeno nei Paesi di maggiore emigrazione, di organizzare energiche proteste (coinvolgendo gli stessi operatori di patronato che rischiano il posto di lavoro), con il motto “SALVIAMO I PATRONATI!”.

Proteste da tenersi in ogni continente nei confronti del governo e parlamento italiani, attraverso anche le Rappresentanze diplomatico-consolari, affinché venga cancellato completamente questo nuovo taglio di 48 milioni respingendo, una volta per tutte, la soluzione del male minore già praticata con la Legge di Stabilità 2015. La UIM, da parte sua, si sta già attivando.

*coordinatore UIM Europa