Papa Francesco, il fondamentalismo religioso è il rifiuto di Dio

Settimo viaggio internazionale del pontificato di papa Francesco, che questa sera partirà da Roma, facendo rotta per l’Asia. Filippine e Sri Lanka le destinazioni di Bergoglio, che ha scelto due Paesi molto diversi tra loro: il primo è l’unico del continente asiatico a maggioranza cattolica, mentre il secondo ne conta solo una minoranza, dopo buddismo, induismo e islam. Nelle Filippine il Pontefice visiterà la zona di Tacloban, una delle più colpite dal tifone Yolanda del 2003, portando un messaggio di solidarietà alle vittime della calamità. A Ceylon canonizzerà Joseph Vaz, missionario che nel Seicento contribuì a tenere in vita il cattolicesimo durante le persecuzioni dei calvinisti olandesi. Naturalmente il messaggio che Francesco porterà sarà ben diverso nei due Paesi, vista la diversa diffusione del cattolicesimo. Quello destinato alla popolazione cingalese, con tema il dialogo tra le religioni, appare di particolare significato alla luce dei fatti parigini. Tanto più che il Pontefice incontrerà il nuovo presidente Sirisana, da poco eletto grazie alla capacità di raccogliere il favore delle minoranze islamiche, cristiane e tamil, e di combattere le violenze nel nord dell’isola.

Prima della partenza, questa mattina Papa Francesco ha tenuto il tradizionale discorso d’augurio d’inizio anno al corpo diplomatico accreditato in Vaticano. Oltre a un’occasione per rimarcare il costante reciproco impegno delle Santa Sede con le Ambasciate e le organizzazione internazionali, è stato un ulteriore momento per condannare la strage di Parigi. Il tema centrale è stato il "rifiuto nell’accogliere il prossimo", che partendo da una "dimensione personale, si associa a un’altra sociale", con "la cultura che rigetta l’altro, recide i legami più intimi e veri, finendo per sciogliere e disgregare tutta quanta la società e per generare violenza e morte". Il Santo Padre, che ha invocato ancora una volta una conclusione pacifica del conflitto in Medio Oriente, ha analizzato a fondo il concetto del rifiuto come matrice di azioni violente e imperdonabili: "Il fondamentalismo religioso, infatti, prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico". Bergoglio ha quindi parlato di una "guerra mondiale combattuta a pezzi", chiamando in causa Nigeria, Repubblica Centrafricana, Corno d’Africa, Sudan ma anche l’Ucraina.

Il discorso del Papa spazia dai conflitti alla condizione dei migranti, anch’essi rifiutati, "spesso bambini soli, più facilmente preda dei pericoli" e che "necessitano di maggiore cura, attenzione e protezione". Oltre ai profughi, ai rifugiati e ai migranti, Francesco ha ricordato gli "esiliati nascosti": anziani, diversamente abili, giovani e chi viene privato della dignità del lavoro. "La cultura individualista " dei nostri giorni, ha sottolineato Bergoglio, "crea scarto anche nella famiglia stessa"; la "globalizzazione uniformante scarta le culture, recidendo così i fattori propri dell’identità di ciascun popolo che costituiscono l’imprescindibile eredità alla base di un sano sviluppo sociale; in un mondo uniformato e privo d’identità è facile cogliere il dramma e lo scoraggiamento di molte persone, che hanno letteralmente perso il senso del vivere". Il messaggio conclusivo è però carico di speranza. Prima all’indirizzo dell’Italia, "perché nel perdurante clima di incertezza sociale, politica ed economica, il popolo italiano non ceda al disimpegno e alla tentazione dello scontro, ma riscopra quei valori di attenzione reciproca e solidarietà che sono alla base della sua cultura e della convivenza civile, e sono sorgenti di fiducia tanto nel prossimo quanto nel futuro, specie per i giovani"; poi alla gioventù e ai popoli di tutto il mondo, auspicando scenari simili a quelli dell’Albania, esempio di come "la cultura dell’incontro sia possibile", in "una nazione piena di giovani, che sono speranza per il futuro".