Legge di Stabilità, la Camera dice sì alla fiducia

L’aula della Camera ha detto sì alla fiducia posta dal governo sulla Legge di Stabilità con 350 voti favorevoli, 196 contrari e un astenuto. Dopo l’esame degli ordini del giorno e il via libera al testo, il provvedimento tornerà immediatamente al Senato per il terzo e definitivo passaggio.

Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha difeso con forza il lavoro fatto dal governo sostenendo che l’impostazione della legge "è rimasta invariata e per la prima volta fornisce risorse all’economia aumentando gli investimenti e riducendo le tasse sulle famiglie". Insomma, per Saccomanni "rappresenta un punto di inversione rispetto alle finanziarie del passato e mantiene gli impegni assunti a livello europeo necessari per un Paese con alto debito". Ma le opposizioni contestano l’intero impianto della manovra, non la ritengono utile per rilanciare lo sviluppo del Paese e accusano i partiti di governo di aver ceduto al più classico degli "assalti alla diligenza" in stile Prima Repubblica. Per Fratelli D’Italia, i partiti di maggioranza hanno trasformato la legge uscita fuori dalla commissione Bilancio di Montecitorio in un "marchettificio", accusa Massimo Corsaro, "al quale avete aggiunto leggi mancia". E si chiede: "Come fate ora ad andare in Europa a dirgli che ci sono persino le marchette agli orchestrali?".

Annunciando in aula a Montecitorio il no del suo partito alla fiducia sulla Legge di stabilità, il deputato della Lega Nord Stefano Borghesi la boccia su tutta la linea definendola "scarsa, pessima e insufficiente", soprattutto perché continuano ad "aumentare la spesa pubblica e le tasse per i cittadini" e, in definitiva, con gli interventi previsti dall’esecutivo "la crisi la pagano i soliti noti del Nord".

Per Gennaro Migliore, di Sel, il provvedimento arrivato all’esame dell’aula "non mostra alcuna discontinuità" con le passate Finanziarie: "Berlusconi non c’è più ma il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi". Secondo il capogruppo alla Camera è "la solita vecchia farraginosa finanziaria con i soliti vizi e nessuna virtù". "Questa manovra arriva in un momento in cui la crisi ha devastato la vita di migliaia di persone, arriva in un momento che Confindustria ha definito una guerra e voi di fronte alla guerra avete alzato la bandiera bianca".

Parole dure arrivano anche dai banchi di Forza Italia che accusa ex compagni di partito e tutti i membri del governo di aver rinunciato a "dimissioni onorevoli e dignitose", perseverando in "una resistenza patetica". E ora, sottolinea Carfagna, "gli italiani si ritrovano con un governo debolissimo e con una Finanziaria che inasprisce solo il carico fiscale". "L’Italia di oggi – aggiunge – ha un premier che non è in grado di capire i problemi del Paese e non è in grado di attuare una politica economica efficace".

Non ha certo risparmiato critiche al governo la grillina Laura Castelli che, durante le dichiarazioni di voto, si è rivolta direttamente al premier Enrico Letta (impegnato a Bruxelles per il Consiglio Ue): "Presidente Letta lei lo sa che nelle famiglie italiane la stabilità non esiste da anni? – ha detto Castelli – La gente, quella normale, è costretta a subire qualsiasi sopruso: lavori indecenti, mobbing, sapendo inoltre che la pensione non arriverà mai". "Presidente Letta – ha rincarato – mentre lei pensa al panettone, ci sono famiglie che non hanno da mangiare nemmeno la notte di Natale. Voi siete privi di coscienza, fosse vivo Pertini vi avrebbe cacciato in malo modo. Presidente, questo governo è stato osservato, è stato pensato: ed è stato trovato mancante. Per questo non vi voteremo la fiducia".

Voto che arriva invece da Scelta Civica anche se, precisa Gianfranco Librandi, "frutto della nostra responsabilità, non della nostra convinzione acritica". Librandi elenca interventi positivi e occasioni mancate, quando non veri e propri errori che caratterizzano il provvedimento e infine rilancia la sfida per la stabilità dell’esecutivo: "Noi di Scelta Civica pensiamo che non sia questo il tempo di fermarsi, il 2014 dovrà essere un anno senza respiro sul fronte delle riforme, non sprechiamo il tempo in una lunga e dannosa campagna elettorale permanente: le priorità saranno il lavoro e le tasse, su queste priorità noi vogliamo che si fondi il contratto di coalizione del governo Letta".

Lorenzo Dellai, capogruppo di Per l’Italia alla Camera, parla anche lui di "luci e ombre" nella legge e lancia "un avviso di pericolo al governo: serve più concentrazione sulle cose che contano". "Sosteniamo questo governo e partecipiamo alla sua azione purché sia finalizzata alla crescita", afferma Barbara Saltamartini, deputata del Nuovo centrodestra. Per il Partito democratico, infine, "nella Finanziaria ci sono le risposte più serie che possiamo dare a un Paese in difficoltà e alle classi sociali più deboli", mentre, sostiene Fabio Melilli, "la strada della demagogia non serve".

Intanto i ministri Graziano Delrio e Dario Franceschini confermano che il governo è al lavoro per aumentare le detrazioni sulla Tasi a favore delle famiglie. Nella Legge di stabilità sono già previsti 500 milioni di euro per i Comuni, ma si stanno cercando le coperture necessarie per arrivare a circa 1,3 miliardi. E il viceministro all’Economia Stefano Fassina sottolinea come "avremmo voluto fare di più" ma "va presa consapevolezza dei limiti entro i quali il governo italiano si muove. Il governo italiano, come tutti i governi, non ha potuto dare lo shock che gli imprenditori attendevano". "La battaglia – ricorda Fassina – è in Europa per cambiare una linea di politica economica insostenibile e che sta portando l’Eurozona come il Titanic sempre più vicino all’iceberg".