La morte del liberismo statunitense è targata Obama – di Fabio Ghia

Incomincio ad avere seri dubbi sull’onestà intellettuale della Commissione per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace, in particolare quella che ha assegnato il premio nel 2009 al Presidente Obama. Mi chiedo, infatti, quali meriti sono da attribuire a un uomo, il cui unico pregio è di aver sposato una donna che sa stare tra la gente e si comporta in maniera umana. Per il resto, in particolare per ciò che riguarda il suo secondo mandato presidenziale, Obama è uno sfacelo!

Tralasciando, infatti, la politica economica e l’ambiente, che non sono nelle sue mani (per fortuna), ovunque si vada a guardare i risultati ottenuti e le previsioni future sono più che negative. In politica estera, la tanto reclamata strategia del “Stay Behind” sta producendo la distruzione totale di ogni tipo di stabilizzazione politica e sociale si fosse affermata dal dopoguerra a oggi nel Mediterraneo del Sud e nel Medio Oriente. La cultura dell’intervento armato, sia esso “pre-emptive self-defense” in stile Bush (Iraq e Afghanistan) o gli “humanitarian intervention” (Somalia) di più antica natura, hanno preceduto lo Stay Behind di Obama. Ma, se i suoi predecessori avevano innescato un’escalation di morte e violenza, a Obama va sicuramente attribuito il primato per il ritorno della tradizione islamica Salafita e per l’instaurarsi dell’ISIS quale Stato Islamico.

Ancora una volta gli interventi armati e di politica estera messi in atto dalla Governance Obama, si sono tristemente dimostrati soluzioni transitorie “unilaterali” che hanno cozzato con le radici culturali delle popolazioni oggetto degli interventi. Gli esiti, si stanno vivendo in questo periodo soprattutto in Iraq e in Siria e, purtroppo, a mio dire non è ancora finita! Libia, Libano e Egitto sono ancora a forte rischio “estinzione” e, a seguire, non è detto che in questo processo vi sia anche ben inquadrata l’Europa, con la sua forte immigrazione di matrice musulmana.

Se questo è vero per il Mediterraneo, si potrebbe dire: e va bene, Mr. Obama ha deciso di inguaiare l’Europa (in particolare), ma se l’ha fatto è per preservare degnamente la filosofia di vita americana che, come tutti sanno, è di matrice liberista.

Le elezioni americane di Medio Termine però, sembra proprio dimostrino che l’ottusità di quest’uomo si stia affermando anche e soprattutto all’interno degli Stati Uniti. Tra i temi più discussi, infatti, è stata la riforma sanitaria di Obama. In particolare, in ambito repubblicano si fa notare come si vada sempre più affermando tra gli americani “stupore e sconcerto” alla sola idea di poter andare dal medico e non dover pagare la visita e il successivo acquisto delle medicine. Sembrerebbe una battuta, ma in effetti, la maggior parte del popolo americano risente ancora oggi del retaggio culturale liberista che gli è proprio e che invita a palesare un senso morale di responsabilità e autonomia personale, di origini anglosassone, ma che oggigiorno purtroppo non trova più applicazione nella restante parte del mondo. Ma per comprendere come sia possibile tutto ciò è necessario fare un salto indietro nell’Europa dell’inizio XIX secolo.

Per non dilungarmi troppo e al solo fine di inserire nel contesto anche la filosofia "Libertaria", è necessario inserire la più grande fonte di luce libertaria: Frederic Bastiat. In tutto ciò che ha scritto Bastiat, in particolare, "Ce qu’on voit et ce qu’on ne voit pas" ci saranno accenni ai socialisti, alle pervasione della giustizia nel sistema politico, del ruolo predatorio dei ceti politici e burocratici contrapposto al ruolo creativo della libera iniziativa e del mercato, e soprattutto della visone negativa dello Stato, in quanto visto come "la grande finzione per mezzo della quale tutti si sforzano di vivere a spese di tutti"!

Allo Stato, Bastiat contrappone la concezione della società come habitat naturale dell’uomo, come "prodotto", come merce di scambio delle inclinazioni e delle attitudini naturali dell’essere umano. Le idee del Bastiat si stavano quindi affermando sempre più nel pensiero sociale sia della Francia, ma soprattutto dell’Inghilterra di allora che, da non dimenticare, fu la terra di Marx e dell’innumerevole fila di pensatori liberali dell’epoca. Eppure, in quell’inizio secolo, Bastiat fu messo all’indice, non tanto da Marx che comunque ne argomentava la filosofia senza cognizione di causa e con contestazioni e commenti senza alcun riscontro testuale, bensì da Mill (Jhon Stuart) e il suo nuovo liberismo (socialista): cioè il ruolo "attivo" del Governo in riparazione dei presunti fallimenti del mercato.

Nella sostanza, Bastiat stesso fece da cavia a quel tanto "ciò che si vede" del Mill, che annullò completamente quel "ciò che non si vede" delle attività legate al libero mercato e all’individuo! Come risultato, ne emerse anche che tra il Libertario e il Liberalista esiste una differenza dovuta alla limitazione del potere dello Stato, tale da poter preservare un minimo di libertà individuale: il valore autonomo dell’individuo. Che è anche estrapolato dal concetto di libertà negativa, ossia l’individuo deve essere "libero dai" vincoli posti dalla società o dallo Stato, libertà dalle ingerenze religiose o dalle interferenze di altri individui.

C’é anche da tener conto che, con il tempo e l’affermazione dei “diritti sociali”, il pensiero liberale politico ha dovuto affrontare anche le problematiche sull’assistenza. Il Welfare, per il pensiero liberale classico nasce, dunque, con posizioni sicuramente autonome, perché l’individuo si riteneva avesse il compito di provvedere interamente alla propria vita. Nell’Inghilterra dell’ottocento forme di welfare furono attuate perlopiù a livello locale e gestite da religiosi. Con il passare degli anni, lo Stato Liberale, spesso definito "minimo" (poiché garantiva giusto i servizi correlati alla tutela e alla garanzia dei diritti del cittadino, come la Giustizia, la sicurezza, la tutela della proprietà, l’attività legislativa,…), sempre ad opera di Mill, si iniziò a introdurre delle riforme sociali che diedero corpo a un primo abbozzo di Welfare: incentivi al miglioramento delle condizioni di vita, soluzioni precarie alle ciclicità tipiche delle Economie di Mercato (come le workhouses, con vitto e alloggio ai disoccupati o agli emarginati sociali che avessero capacità di lavorare), l’introduzione di leggi a tutela delle fasce deboli (donne e bambini sfruttati sul lavoro), la liberalizzazione di beni primari necessari (con conseguenti prezzi deflazionati su importazione di beni stranieri, generalmente statunitensi, come il grano, con il Repeal of Corn Laws Importation Act 1846 nel Regno Unito o con la liberalizzazione del commercio del grano in Italia).

Insomma, l’evoluzione degli Stati Liberali in materia di welfare è forse uno dei più grandi cambiamenti del pensiero liberale che possono essere analizzati nel corso del tempo e che, per contro, hanno poi generato devianze assurde, soprattutto nel settore della Sanità, di cui l’Italia ne è il massimo esponente.

Secondo il pensiero italiano progressista le cure mediche sono un “diritto dell’uomo” che deve essere fornito “gratuitamente” dalla Stato. Ovviamente “gratuito” non è, perché è pagato salatissimo attraverso una tremenda tassazione, tuttavia questo sistema è presentato come un indice dell’alto valore morale e sociale raggiunto della nostra Italia che, per contro, a mio avviso educa solo a quello che Bastiat ha definito la Grande Finzione: lo Stato, dove tutti si sforzano a vivere alle spese di tutti!

Se questa è l’Italia, l’occidente in generale non è da meno, creando e rigenerando diritti sociali per tutto e a favore di tutti.

Queste degenerazioni del sistema liberistico Europeo, sino a ieri non avevano intaccato il caposaldo della Sanità statunitense. Il concetto libertario americano ha ceduto anche sul fronte della Salute, grazie all’ingerenza del presidente Obama.

Tra Occidente e le riforme di Obama è passato quasi un secolo. Ora, speriamo solo che Obama non si accorga che il welfare occidentale interessa anche la cultura, la ricerca scientifica, lo sport e tanti altri settori che negli USA sono per la maggior parte d’iniziativa del mercato e del privato cittadino.