Guerra e pace, Oriana Fallaci e Tiziano Terzani – di Emanuele Esposito

In questi giorni di lutto e come accade spesso dopo un attentato terroristico, si menziona inevitabilmente Oriana Fallaci; avviene sui social network, ma anche nei programmi speciali come quello andato in onda sabato su Rai Uno, “Porta a Porta”, dove c’erano come ospiti Salvini e il ministro Alfano, il diavolo e l’acquasanta.

Salvini si è scatenato come al solito contro il ministro dileggiandolo ripetutamente e non ha mancato di fare propaganda politica con le parole della Fallaci, facendo dello sciacallaggio e fomentando odio. Oriana Fallaci, il 29 settembre 2001, poche settimane dopo l’attentato alle Torri gemelle e quelle immagini terribili che rimbalzavano su tutte le televisioni internazionali, ruppe un silenzio che durava da circa 10 anni scrivendo sul Corriere della Sera un articolo intitolato "La rabbia e l’orgoglio", che era un duro attacco al fondamentalismo islamico e all’Occidente “troppo tollerante”.

Quell’articolo era un chiaro appello all’odio e a una risposta militare che peraltro non si fece attendere. Una settimana dopo, sempre sulle pagine del Corriere della Sera, Tiziano Terziani scrisse più che un articolo una lettera aperta e diretta a lei, alla Fallaci: una reazione pacifica ma decisa, che titolava "Il sultano e San Francesco: non possiamo rinunciare alla speranza". Un lungo invito alla pace e alla tolleranza.

Se la Fallaci chiedeva una risposta dura degli USA a quell’atto terroristico, Terzani invitava la rivale di una vita a riflettere sul fatto che mai nessuna guerra aveva messo fine alle guerre: non si poteva rispondere a quegli attentati usando la stessa violenza dei pazzi criminali. La violenza è cieca e colpisce innocenti.

Il giornale Libero ha aperto la sua edizione di sabato scorso con un titolo pericolosissimo, “Bastardi Islamici”, che fa solo il gioco di chi arma i terroristi per destabilizzare e colpisce nel mucchio, facendo vittime tra gli stessi musulmani.

E’ tempo di smetterla con le chiacchiere da bar, la situazione è complessa e la risposta non può essere solo militare. Per fermare l’Isis finora non si e’ fatto nulla di strategico e si è lasciato che la propaganda del Califfato trovasse proseliti anche da noi ; dopo le stragi in Siria, in Iraq, dopo l’aereo russo, il mercato di Beirut e la tragedia di Parigi,  e’ arrivato il momento di ritrovare la forza della ragione e prendere decisioni comuni sotto l’egida dell’Onu e nella prospettiva di una coalizione internazionale che non escluda dal tavolo i Paesi del Golfo fortemente coinvolti e nascostamente complici.

Non serve fare comizi e facile moralismo in tv, aizzando la gente contro un popolo o una razza; non risuscitiamo le pagliacciate ideologiche della Fallaci, che ha sostenuto con forza le guerre della famiglia Bush legata al business del petrolio. Perché ormai è storicamente accertato che il business del petrolio ha prodotto il propagarsi di tante menzogne che furono l’inizio degli orrori e la crescita di sentimenti di odio tra le popolazioni colpite. Oggi ne stiamo pagando le conseguenze.

Chi vende le armi a questi sedicenti ribelli? Chi compra il petrolio da questi individui? Si è cercato di tagliare i canali di rifornimento dell’Isis? Anche l’Italia esporta armi in Medio Oriente, il nostro Primo ministro era la settimana scorsa in Arabia Saudita, uno dei Paesi che compra armi da noi. La soluzione, come scrisse l’8 ottobre 2001 Terziani, la si deve trovare con il dialogo e soprattutto fermando chi, con l’alibi della democrazia, ha distrutto  con le armi un popolo e una cultura e ha creato dei mostri come Osama Bin Laden, Abu Bakr al-Baghdadi, figli legittimi di un’America guerrafondaia.