Filippine, dopo tifone Yolanda la Farnesina in cerca di italiani (VIDEO)

Cadaveri sommersi dalle macerie, abitazioni distrutte, infrastrutture disintegrate, 10 mila morti e 900 mila dispersi: questo lo scenario che si prospetta in queste ore nelle Filippine dopo l’avvento del tifone Haiyan, che ha distrutto interi centri abitati con onde alte fino a diciotto metri sulla città di Tacloban, nella provincia di Leyte. Il presidente delle Filippine, Benigno Aquino, ha dichiarato lo stato di calamità nazionale "per velocizzare i soccorsi e la consegna di aiuti nelle province devastate" in un messaggio in onda in diretta tv. Una misura necessaria per "impedire l’aumento del costo dei generi di prima necessità", ha detto.

Solo quattro settimane fa, un terremoto di magnitudo pari a 7,2 della scala Richter aveva scosso il cuore dell’arcipelago. Poi, il dramma.

Il tifone Haiyan ha raggiunto una intensità senza eguali, con venti che hanno raggiunto i 320 chilometri orari della Scala Saffir Simpson. Dal 1924 al 2007, si sono registrati solo 32 tifoni paragonabili a Yolanda – il nome tradotto del tifone. "E’ una ecatombe senza precedenti. Non ho parole per descrivere ciò cui i nostri uomini stanno assistendo sul campo in queste ore", ha dichiarato al New York Times il generale Domingo Tutaan Jr, portavoce delle forze armate delle Filippine. "La gente è disperata. Non c’è acqua, cibo, non c’è niente", ha detto il ministro della Difesa, Voltaire Gazmin.

A Tacloban, i superstiti cercano di razziare le abitazioni e di fare scorta. Il governo ha già dovuto inviare 300 soldati per arginare il fenomeno. Si tratta di una sfida senza precedenti per Aquino III, in carica da ben tre anni e mezzo e già impegnato nella lotta ai separatisti musulmani presenti nel Sud del Paese che rivendicano i loro diritti sull’isola di Mindanao. Ora, è stato di calamità nazionale. I delegati delle Filippine alla 19esima conferenza Onu contro i cambiamenti climatici, in queste ore a Varsavia, hanno annunciato il digiuno: chiedono che i negoziati si traducano in provvedimenti seri e che il protocollo di Kyoto, grazie al quale si limitano le emissioni di gas nell’atmosfera, venga presto sostituito da quello di Parigi.

Intanto, la Spagna ha inviato 200mila euro in aiuti e due aerei con sistemi di depurazione delle acque. Papa Francesco ha annunciato tramite il Pontificio Consiglio "Cor Unum" di aver stanziato 150 mila dollari per le popolazioni colpite dal "supertifone". E mentre il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon si dice "profondamente preoccupato" e gli Usa inviano 180 militari della Marine Expeditionary Force in soccorso alla popolazione, le notizie che giungono dal Paese sono apocalittiche. "Il 100% delle strutture sono rimaste senza un tetto e hanno subito danni ingenti", ha dichiarato il colonnello John Sanchez delle forze armate delle Filippine. "Non ho una casa, non ho vestiti. Non so come farò a ricominciare. Chiunque abbia un buon cuore, ci aiuti" è l’appello di una donna al Guardian.

In Italia il viceministro agli Esteri Lapo Pistelli afferma che "al momento non risultano italiani coinvolti nel disastro". La Farnesina sta rintracciando i nostri connazionali presenti nelle Filippine: "Alcuni di questi non si erano registrati sul sito – spiega il ministro degli Esteri Emma Bonino -, né si erano manifestati prima: siamo quindi stati allertati dalle famiglie ed è iniziata la ricerca in questo disastro". Il nostro Paese sta inviando un milione e mezzo di euro in aiuti alle Filippine, come conferma la responsabile della Farnesina: "Stiamo vedendo quanto in cash e quanto in beni di cui avranno molto bisogno".