Dl Salva Roma, Camera dice sì a fiducia: voto finale il 27

La Camera ha dato via libera alla fiducia posta dal governo sul dl Salva Roma. I sì sono stati 340 contro 155 no. L’assemblea Montecitorio tornerà a riunirsi venerdì 27 dicembre per l’esame dei 137 ordini del giorno e il voto finale. Il giorno successivo il decreto sarà approvato in via definitiva dal Senato. Sul decreto si era nei giorni scorsi infiammato il dibattito parlamentare per via della norma sui cosiddetti affitti d’oro pagati dalle amministrazioni pubbliche, sui quali il governo ha promesso di intervenire nel Consiglio dei ministri di venerdì 27.

"Il governo ha dato ampie garanzie che la norma affitti d’oro verrà neutralizzata con un provvedimento urgente. Tutto ciò accadrà prima del voto finale sul dl Salva Roma", ha sottolineato il presidente dei deputati del Nuovo Centrodestra Enrico Costa.

La norma che impediva la possibilità di recesso dagli affitti per i palazzi istituzionali, prevista dal Salva Roma, è stata infatti resa inefficace da un emendamento approvato nella legge di stabilità, su cui il Senato sta per votare la fiducia. Lega Nord e Movimento Cinque Stelle anche oggi hanno attaccato il governo: "Questo è il decreto legge ‘salva dissestati’ – ha accusato il leghista Stefano Borghesi – che copre con fondi della collettività i comportamenti dissennati di pochi, ma allo stesso tempo continua a permettere a zone del Paese di perpetrare condotte irresponsabili, mentre il resto del Paese e dell’Europa si rende conto che la situazione economica e sociale generale impone un totale cambio di mentalità. Questo provvedimento, oltre che dannoso per i conti pubblici, è profondamente ingiusto ed immorale".

Il grillino Alessandro Di Battista alza i toni: "Per nulla al mondo daremo la fiducia a questo governo – ha esordito – E’ dall’inizio della legislatura che noi combattiamo in Parlamento per cancellare lo scandalo degli affitti d’oro dei palazzi del potere, come palazzo Marini".

"Lo Stato, con questa nostra proposta, potrebbe risparmiare complessivamente 12 miliardi – prosegue Di Battista – ma il Pd ha provato a farla saltare due volte. Come sempre, queste porcate la casta le fa sotto le feste di Natale o a Ferragosto. Quando vi abbiamo scoperti siete tornati sui vostri passi con la coda tra le gambe; ora vi avvisiamo: o sistemate questa indecenza e riapprovate la nostra norma, o comprate cotechino e lenticchie perché vi facciamo passare il capodanno in aula".

Denuncia la "logica della marchetta" Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, mentre Stefania Prestigiacomo (Forza Italia) attacca: "Questo decreto è impresentabile e invotabile. E’ il maldestro tentativo di equilibrismo di un governo senza rete dove però, a rischiare di precipitare è l’Italia, sono le famiglie, le imprese, i tanti troppi giovani senza lavoro e ormai senza speranza". Ma il governo di Enrico Letta deve guardarsi anche dai tentennamenti di Scelta Civica, che chiede in aula un contratto di coalizione, già a partire da gennaio.

"Ci aspettiamo veramente un cambio di passo a partire da gennaio – afferma Enrico Zanetti – quando per parte nostra valuteremo i provvedimenti che questo governo sottoporrà alla Camera con la responsabilità e la disponibilità di un movimento politico che ha convintamente concorso a consentire la nascita di questo esecutivo, ma anche con l’autonomia di giudizio di un movimento politico che non concorre indirettamente alla loro stesura in Consiglio dei ministri e ne prende atto soltanto in Parlamento".