Costa Concordia, 500 uomini per rialzarla – di Franco Esposito

The Costa Concordia cruise ship lays aground on July 7, 2013 in front of the harbour of the Italian island of Isola del Giglio. A year on from the Costa Concordia tragedy in which 32 people lost their lives, the giant cruise ship still lies keeled over on an Italian island. The trial for manslaugher of the ship's captain Francesco Schettino opens on July 9, 2013. AFP PHOTO/ VINCENZO PINTO (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Alzati, lazzara. La Concordia non resuscita, i morti non possono permettersi di resuscitare. La Concordia viene rimessa in piedi nella sua posizione naturale. Un morto che non parla, ma che stara lì, rialzata dagli uomini che disporranno di attrezzature imponenti, tecnicamente all’avanguardia. Costa Concordia si rialza venti mesi dopo il naufragio notturno sulla scogliera delle Scole, all’Isola del Giglio. Una manovra sconsiderata, quella. Il folle, assurdo inchino da record che provocò la morte di trentadue persone. La Concordia e il mare ancora non hanno restituito due corpi. Rialzati, lazzara. L’ordine di raddrizzamento dell’imponente ex nave da crociera dovrebbe arrivare oggi da Roma. La commissione valuta le carte che ha ricevuto da Costa Crociere e dal consorzio di imprese Titan Micoperi, incaricato della rimozione della nave. La commissione ha facoltà di autorizzare o non autorizzare l’operazione di raddrizzamento della Costa Concordia. L’autorizzazione ad operare sembra scontata; non ancora certa la data d’inizio delle operazioni.

Nick Sloane, il comandante delle operazioni per la rimozione del relitto, è in attesa di dare l’ordine di raddrizzare lo scafo ai suoi 474 uomini. Parbuckling il nome in codice dell’operazione marinaresca con cui a fine Ottocento venivano scaricati i barili dai mercantili con un sapiente rotolamento delle funi. A Castiglione della Pescaia, in Maremma, questo viene ritenuto un grande evento. Su di esso, sono concentrati appunto gli occhi del mondo.

L’isola si prepara ad accogliere 400 tra giornalisti, fotografi e cameramen, provenienti da tutto il mondo. Sarà invasione. Il prefetto Anna Maria Mazzone ha convocato il comitato per l’ordine e la sicurezza in vista dell’operazione denominata anche “rotazione della Concordia”. All’Isola del Giglio opererà una task force di 500 uomini. Addetti, specialisti e tecnici che si occuperanno del raddrizzamento della Concordia. Destinati alla logistica il supporto e i lavori di carpenteria, all’ancoraggio dei blocchi di cavi, gli hold black, che dovranno impedire al relitto di scivolare sul fondale, nella rotazione: i cassoni per il galleggiamento con gli sponsor quando la nave sarà ruotata, applicati su entrambi i lati; l’albergo e l’eliporto: la piattaforma con una gru e un’area per elicotteri, vi alloggeranno 250 persone. Il “collare”, l’enorme sistema che dovrà stabilizzare la prua durante la delicata operazione. La piattaforma Pioneer per l’alloggio di 120 sommozzatori. Una cosa enorme, complessivamente imponente.

Al Giglio la popolazione è euforica ma anche preoccupata. La presenza del relitto della Concordia, ribattezzata il Grande Mostro, ha causato la flessione del turismo. Una botta poderosa: meno 40% delle presenze. L’euforia per la rimozione contrasta con il timore: un eventuale insuccesso provocherebbe scenari terribili per l’ambiente. “La presenza della Concordia al Giglio è un’autentica bomba ecologica”, la definisce così il responsabile mare di Legambiente, Umberto Mazzantini. Potrebbe esplodere con il suo carico di scarichi, cibo e materiali inquinanti, di detersivi. Nelle viscere della Concordia dovrebbero esserci i copri morti dell’insegnante siciliana Maria Grazia Trinchieri e del cameriere indiano Russell Rebello.

L’incognita principale consiste nel raddrizzamento. Ovvero dal disincaglio del relitto da due speroni di roccia in cui è appoggiato e dai quali, secondo i tecnici, sarebbe stato penetrato. Disincagliato, il relitto verrà fatto ruotare di una ventina di gradi, per poi proseguire il processo di rotazione fino al raggiungimento della posizione verticale. La posizione sarà favorita dall’immissione d’acqua negli undici cassoni. Il peso dell’acqua spingerà verso il basso, fino a quando i resti della Concordia non verranno poggiati sulle sei piattaforme subacquee di acciaio create come base di appoggio per il relitto in posizione verticale. Ma sul fatto che la Concordia torni dritta non mancano i dubbi. Nella messa in posizione verticale intanto potrebbe lacerarla. E questa è la preoccupazione del sindaco del Giglio, Sergio Ortelli. “Nessuno è in grado di conoscere lo stato della parte del relitto incastrato nella roccia”. Lo scafo verrà sottoposto a riparazioni sul lato in questo momento sommerso e inaccessibile. Ma a quel punto le difficoltà non saranno finite, proprio no. Messa la Concordia in condizione di galleggiamento, comincerà la difficile partita del trasporto nel porto di destinazione per la demolizione. Il porto di Piombino, dove dovranno essere costruite le strutture necessarie per accogliere l’enorme relitto. La costruzione dovrà avvenire in tempi brevi: alla velocità della Concordia basta infatti un giorno per il traino dal Giglio a Piombino. Scartata l’ipotesi di trainare il relitto a Palermo: occorrerebbero almeno dodici giorni di mare sempre calmo e c’è il rischio che la Concordia affondi prima di arrivare a destinazione. L’ipotesi estrema, messa in giro evidentemente da gente dotata di spirito malvagio, è che il Mostro resti dov’è una volta raddrizzato, viene spazzata via dal sindaco del Giglio. “Sarebbe una catastrofe”. Ma forse lo è già stato: la lazzara è lì, incastrata sugli scogli, squartata e morta, da venti mesi. Intorno al cadavere i consulti non sono ancora finiti. La commissione oggi farà sapere.