Archistar voluti da politici ignoranti e presuntuosi – di Roberto Pepe

Le linee del nuovo Ospedale di Mestre le ha disegnate Emilio Ambasz, famoso archistar argentino noto per i suoi giardini verticali. Questa struttura, che ha la forma di una piramide appoggiata a una grande vela di vetro, è stata definita dai critici un gioiello dell’architettura contemporanea. Peccato che per pulire quella distesa di vetro, necessiti chiamare rocciatori francesi che si arrampicano all’esterno con ventose e cordame al costo di 270 mila euro. Giustamente il governatore Luca Zaia, dice: "Molto meglio usare quei soldi per fornire cure e medicine”.

Questo accade oggi, ma prima del ’66, alla Facoltà di Architettura di Venezia, quando Le Corbusier presentò il proprio progetto del nuovo Ospedale civile di Venezia – opera che (fortunatamente) non fu mai realizzata -, mi ricordo che uno studente domandò, allora, al grande architetto: ma come farà a pulire i vetri delle finestre dalla parte esterna dell’ospedale, se quelle sono fisse ed irraggiungibili? E poi proprio a Venezia, dove la salsedine oscura e sporca tutti i giorni dell’anno? La risposta fu, in sintesi: ci penseranno gli ingegneri a risolvere questo problema! Scoppiò l’eterna diatriba che è il nocciolo delle discussioni in campo architettonico.

Una tesi diceva: l’architetto è fondamentalmente un artista che progetta, componendo artisticamente un volume e sarà compito dell’ingegnere trovare le migliori soluzioni tecniche risolutive. L’opposta tesi enuncia che l’architetto è, in primis, un progettista a tutti gli effetti di una struttura architettonica concepita in modo artistico, già studiata e pre-adattata con un lay-out di massima alle esigenze dell’utilizzatore. L’architetto non può essere un artista che crea spazi da riempire poi…

Lo stesso Professore Gregotti, noto per la costruzione di quella deprimente casbah dello Zen palermitano, enunciò, comunque in seguito, delle verità inconfutabili: le archistar sono un pretesto per gli affari dei costruttori. Prevale la logica mercantile. Sparisce la logica sociale e quella architettonica, mentre un edificio diventa strumento di marketing che viene concepito come fosse un gigantesco pezzo di design che prescinde da che cosa c’è intorno, dando la principale colpa al politico ignorante che vuole far disegnare agli architetti edifici da star e bizzarrie di superficie.

Ecco alcuni esempi di ultime (carissime) assurdità. La mostruosità della Chiesa di Foligno: un enorme cubo di cemento armato costruito da Massimiliano Fuksas (che provocò una rivolta popolare). La teca di Mayer a Roma che assomiglia più ad un’officina e distributore carburanti. L’auditorium di Renzo Piano, detto a Roma “er bacarozzo de fero”, un volume simile ad una copertura di baracca. L’assurdo museo Maxxi di Zaha Hadid, dove c’è più superficie di percorso e scale che superficie espositiva: non serve assolutamente a niente. L’assurdo  bunker-hangar-auditorium di Ravello costruito da Oscar Niemeyer (l’architetto non ha fatto un solo sopralluogo nella costiera amalfitana). Sul Ponte di Calatrava a Venezia stendiamo un velo pietoso per l’incompetenza costruttiva che provoca cadute a ripetizione… Attendiamo per ora la “costosissima” Nuvola di Fuksas e speriamo che serva a qualcosa.