4 milioni di euro a fondazione di Brunetta, a Ravello suona la polemica – di Franco Esposito

Nicola Landolfi, segretario provinciale del Partito Democratico a Salerno, l’ha definita “un’autentica rapina a mano armata”. E per questa affermazione forte si è beccato una querela dall’ex ministro Renato Brunetta. Beneficiaria della presunta “rapina a mano armata” la Fondazione Ravello, l’ente che organizza da anni il Festival di Ravello. Renato Brunetta è il presidente della Fondazione che ha ricevuto un finanziamento di quattro milioni di euro dalla Regione Campania. Il Pd ha annunciato un’interrogazione urgente in Consiglio Regionale. Sì, quattro milioni, non certo una cosa da poco, al di là del rispetto e dell’alta considerazione che merita il prestigioso Festival.

Musica, cinema, letteratura: l’evento richiama ogni anno migliaia di persone nella cittadella della Costiera Amalfitana, in provincia di Salerno. Una gemma, un tesoro di posto. Dove, in realtà, contrariamente a quello che comunemente si dice, non ha mai soggiornato Riccardo Wagner. Il musicista tedesco stette a Ravello di passaggio. Si trattenne tre ore, proveniente da Napoli. Una rapida visita a Villa Rufolo, una spremuta di limone di Amalfi in terrazza, e l’incanto di poter constatare i meravigliosi giardini Klingsor proprio come li aveva immaginati nella sua musica.

“Il domani” è il tema dell’edizione 2013 del Festival di Ravello. Ma l’oggi è la polemica che si è scatenata in seguito all’annuncio della cospicua elargizione della Regione Campania a beneficio dell’Associazione Ravello, impegnata come ogni anno nell’organizzazione di un evento che registra la partecipazione di orchestre, musicisti e artisti di fama internazionale. Il sipario si è levato ieri sera con l’European Youth Orchestra diretta da Thomas Sondergard, che ha eseguito musiche di Weber, Stravinskij e Berlioz. Il ricco programma prevede, nei giorni a venire, presenze di grande prestigio e spettacoli di notevole interesse: i Carosoni per l’omaggio all’indimenticabile Renato Carosone; “La vie en rose: Piaf”, Il Coro dell’Opera di Monaco di Baviera; i pianisti Nikolay Khozyalnov, Leonora Armellini e Leonardo Collafelice, vincitore di prestigiosi concorsi internazionali; “Wagner, Verdi, D’Annunzio e il Concorso Internazionale”, Mariano Rigillo la voce narrante e Francesco Nicolosi al pianoforte; “Caravaggio e i caravaggeschi” e Fiorella Mannoia.

Il sipario sul festival calerà il 7 settembre. Il presidente Brunetta ha dato notizia del cospicuo contributo economico della Regione Campania in occasione della riunione del consiglio d’amministrazione della Fondazione Ravello. Presenti il sindaco della cittadina, Paolo Veilleumier, e il direttore artistico Stefano Valanzuolo. “Il finanziamento è una grande risorsa frutto del nostro lavoro svolto”. L’ex ministro si è soffermato sull’elenco delle spese sostenute, rimarcando la soddisfazione per la crescita della manifestazione. Ma non tutti la pensano come il professore Brunetta. Piovono critiche e monta la polemica. Sulla scelta della Regione e soprattutto sull’imponenza della somma elargita. “Un aiuto che il presidente regionale Caldoro ha dato ai suoi amici di partito”, ha picchiato duro il segretario del Sel, Arturo Scotto. La somma assegnata dalla giunta regionale con delibera 12 luglio 2003 rientra nel pacchetto Pac: 66 milioni. Fondi destinati ad enti e istituzioni come il Ciffoni Film Festival, il Comune di Napoli, il Teatro San Carlo, il Forum delle Culture.

Quattro milioni che fanno rumore, non musica classica o leggera. La Fondazione Ravello e il Festival estivo sono nati lo  stesso anno, il 1953. Proprio in occasione del settantesimo anniversario della morte di Wagner. Ma non perché il musicista abbia soggiornato a lungo a Ravello, ma per iniziativa di alcuni grandi cultori della musica del famoso musicista tedesco. A Ravello, sulla terrazza di Villa Rufolo, una veranda sul mondo, in un’aria che migliore non si può, si è esibito il meglio delle orchestre e del panorama artistico internazionale. Fior da fiore, la London Simphony Orchestra, i Kirov di San Pietroburgo, le orchestre di Lispia e Dresda, l’Orchestre National de France, e quelle di Roma e del San Carlo di Napoli. E quasi mai una nota stonata, prima di questa. Un attacco fuori tempo, un canto scomposto lontano dal classico. Il Festival di Ravello si è distinto sempre per i suoi alti toni artistici, in un magico equilibrio di arte e di musica. Andamenti in linea con la storia e la delicatezza del posto. Quest’improvvisa ricchezza, quattro milioni che piovono addosso al Festival, hanno messo Ravello e il suo magico evento al centro di dispute, discussioni, polemiche, sospetti. E qualche stecca, qua e là: non da Ravello. Diteci, per favore, che i giochi della politica non c’entrano.