Scontro fra Kyenge e Lega Nord – di Antonio Gabriele Fucilone

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 05-05-2013 Roma Politica Rai - trasmissione in mezz'ora Nella foto: Cecile Kyenge, ministro integrazione Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 05-05-2013 Roma Politics Rai - in mezz'ora tv show In the picture: Cecile Kyenge, ministro for integration

Trovo sbagliato che alcuni militanti della Lega Nord insultino a livello personale il Ministro dell’Integrazione Cécile Kyenge.

Quando si insulta a livello personale si perde e si arriva alla barbarie, poiché si passa sempre dalla parte del torto. A nessuno si deve augurare una cosa brutta come lo stupro e nessuno deve essere insultato per il suo colore della pelle o per l’aspetto fisico. Sono atteggiamenti di basso livello. Questi militanti della Lega Nord non aiutano il partito di cui fanno parte.

Anzi, lo danneggiano, poiché lo fanno passare per un partito razzista.

A tempo stesso, però, trovo sbagliate (e provocatorie) anche le continue esternazioni del ministro Kyenge, quando dice di volere istituire lo ius soli, di volere abolire il reato di clandestinità, di volere abolire i campi rom, di volere dare la priorità agli immigrati per l’assegnazione delle case popolari e quando paragona il velo delle suore al burqa islamico. Per esempio, istituire lo ius soli significherebbe trovarsi con il Paese assediato da puerpere provenienti dai Paesi africani e da quelli asiatici pronte a partorire in Italia, con danni ingenti allo Stato sociale. Inoltre, riguardo alle case popolari, ci sono cittadini italiani che vivono in tuguri in cui ogni norma igienico-sanitaria è violata.

La Lega Nord ha ragione a porre la questione del Ministero dell’Integrazione, un dicastero che sarebbe da abolire. Intendiamoci, non è una questione di colore della pelle del ministro titolare di quel dicastero. Che il ministro titolare si chiami Kyenge, che sia di colore e che sia nato in Congo o che sia caucasico, alto, biondo, con gli occhi azzurri, che porti un cognome finlandese, svedese o tedesco e che sia nato in una città come Helsinki, Stoccolma, Berlino o Monaco di Baviera oppure che sia un italiano da almeno sette generazioni, nato a Trento, a Milano o a Palermo non conta nulla. Il Ministero dell’Integrazione non serve a niente. Le sue competenze (che non si conoscono)  possono essere affidate alla Presidenza del Consiglio o possono essere divise tra gli altri ministeri, come il Ministero degli Interni, quello degli Esteri, quello di Giustizia e quello del Welfare. Un ministero, infatti, non ha solo il ministro ma ha anche sottosegretari ed uffici vari. Tutti questi organi del ministero sono un costo per lo Stato. In questo senso, la Lega Nord pone una questione giusta. Inoltre, l’Italia ha altri problemi. Basti pensare ai giovani disoccupati (ed io ne so qualcosa, per l’esperienza che sto vivendo) e al fatto che in Italia non si investa.

Per esempio, sono d’accordo con l’amministratore delegato della FIAT, il dottor Sergio Marchionne, quando dice che in Italia non si riesce a fare impresa. I motivi sono semplici: le troppe tasse, la troppa burocrazia, la carenza di infrastrutture, il costo elevato dell’energia elettrica ed una continua posizione di veto basato sul pregiudizio ideologico dei sindacati che spesso sono appoggiati da certa magistratura. Vogliamo risolvere questi problemi? Sono queste le nostre priorità. Lo ius soli non è una priorità. Quindi, condanno gli insulti di alcuni militanti leghisti ai danni del ministro ma trovo sbagliate le affermazioni di quest’ultimo ed inutile il Ministero dell’Integrazione. Se la Lega Nord dovesse riuscire fare il referendum per abolire il Ministero dell’Integrazione, io voterei a favore.