2 giugno, a Santo Domingo festeggiamenti e (giuste) rivendicazioni – di Flavio Bellinato

Con lo slogan “No tenemos embajada, pero nos sobra amor por Italia” (non abbiamo un’ambasciata ma abbiamo tanto amore per l’Italia) l’associazione Casa d’Italia, ubicata nella Zona Colonial di Santo Domingo, ha aperto ieri sera le porte a centinaia di connazionali che hanno risposto puntualmente all’invito.

La celebrazione della Festa della Repubblica nel corso degli anni è sempre stata una prerogativa dell’Ambasciata italiana a Santo Domingo. Quest’anno, non essendoci più una rappresentanza diplomatica e consolare in Repubblica Dominicana dopo circa 116 anni, i soci di Casa de Italia hanno pensato bene di organizzare una celebrazione alternativa, cogliendo l’occasione anche per denunciare, ancora una volta, il disagio che c’è tra la comunità, specialmente per l’assenza di servizi consolari in loco.

Il Presidente di Casa de Italia, Ing. Renzo Seravalle, ha pronunciato un discorso che non si è limitato a ricordare il significato della Festa della Repubblica. Nella parte finale dello stesso (che riporto a continuazione) ha chiaramente espresso un pensiero contro l’azione governativa che ha portato alla chiusura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo, appena sei mesi fa.

“Noi che viviamo all’estero – ha detto Seravalle -, dimostriamo un amore per l’Italia inversamente proporzionale a quello che dimostrano certi burocrati indegni, che invece di pensare al benessere dei loro concittadini, pensano solamente all’amore del denaro ed a proteggersi l’uno con l’altro, finalmente rendendosi complici dei loro malfatti. Malfatti che un burocrate onesto, serio e responsabile, avrebbe dovuto denunciare alla Magistratura… però non è stato così”.

“Hanno sacrificato 150.000 italiani tra residenti, visitatori occasionali e turisti, chiudendo l’ambasciata e premiando i responsabili con una semplice ammonizione, richiamandoli a lavorare al Ministero o con una ‘pensioncina’ da Ministro. Che esemplare la giustizia umana amministrata da semplici burocrati indegni. Probabilmente hanno dimenticato che esiste anche una Giustizia Divina, e da quella non si libereranno facilmente, perchè nel momento meno sperato ricadrà su di loro la pena della loro responsabilità”.

Parole fortissime quelle di Seravalle, che ha poi proseguito: “Noi non possiamo essere indifferenti a queste situazioni di pessima amministrazione della Cosa Pubblica; per questo il direttivo di Casa de Italia ha creato un Comitato per difendere i nostri diritti, i quali sono garantiti dalla nostra Costituzione e dalle norme internazionali rettificate dal nostro Governo, come per esempio la Convenzione di Vienna che conferma che gli Stati devono proteggere e garantire il benessere e la protezione dei propri cittadini all’estero. Per questo motivo abbiamo interpellato il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Capo del Gabinetto del Ministero degli Affari Esteri, due Sottosegretari, abbiamo viaggiato due volte a Roma, una per interloquire con il Sottosegretario che ci ha ricevuti dicendo che quello non era il suo campo (scuse e giustificazioni sulla chiusura che francamente ci fanno vergognare di essere concittadini di certi personaggi) e l’altra per una protesta in un albergo a Roma, dove un funzionario del Ministero ci ha dichiarato che non era al corrente di quello che era successo. Sapete chi era? La stessa persona che aveva firmato il verbale per la chiusura”.

“A quel punto abbiamo intrapreso un’altra strada. Abbiamo contrattato tre avvocati italiani e siamo ricorsi al TAR del Lazio. Nella prima udienza il Presidente del Tribunale ci ha dato ragione, dichiarando che il problema era amministrativo e non politico, catalogandolo come ‘caso d’urgenza’ ed affermando avrebbe parlato attraverso sentenza. Prossimamente avremo il risultato”.

Il presidente Seravalle, a nome dei soci della Casa d’Italia, ha concluso: “Noi siamo fiduciosi, convinti che otterremo una sentenza favorevole, perchè abbiamo agito sempre in nome della verità, pensando a tutte le difficoltà che ci ha creato questa situazione, perchè siamo convinti che questi indegni burocrati hanno ingannato i loro superiori e perchè è un sacro diritto ciò che stiamo difendendo. Rimaniamo uniti, fino ad ottenere un risultato favorevole. Viva l’Italia!”.