Una sinistra che non c’è più

Dopo i ballottaggi di domenica il Partito Democratico risulta ancora una volta all’angolo, pieno di lividi addosso. Sono tanti gli italiani che, orfani di una sinistra che non sa valutare il peso dei loro problemi e delle loro preoccupazioni, si sono spostati verso M5S o Lega, convinti dall'ipotesi di cambiamento espressa nel loro programma

Il risultato dei ballottaggi di domenica parla chiaro: la gente si fida della Lega di Salvini, con il Carroccio che prosegue la sua ascesa verso il 30% dei consensi a livello nazionale, e si è stufata di una sinistra ancorata al passato e sorda alle nuove problematiche del mondo globalizzato.

Il Pd ha perso le elezioni e ha portato avanti anche nelle amministrative gli stessi argomenti che gli italiani avevano mostrato di considerare triti e ritriti. Anche chi storicamente votava a sinistra ormai sceglie politici determinati a trovare altre soluzioni, più dirette e funzionali, ai problemi di oggi. Anche se per avere risultati occorrerà forzare la mano su alcuni aspetti cruciali della società italiana e della comunità europea.

Certo, c’è tanta comunicazione nella politica di Matteo Salvini: ma comunicazione e politica non sono in fondo la stessa cosa?

Partito Democratico, dunque, con l’acqua alla gola. Persino roccaforti rosse da decenni sono state espugnate. Che bastonata! Il Pd ha smesso da tempo di essere importante punto di riferimento per le classi meno abbienti, per gli italiani più bisognosi e più fragili. Non ha saputo dare risposte concrete a un mondo che per questo gli ha voltato le spalle.

Senza dubbio il centrodestra deve ringraziare per il proprio successo anche i vari Saviano, Boldrini, Floris, Formigli, Grasso, Bersani, Gruber e Berlinguer, senza dimenticare Matteo Renzi. Senza di loro una disfatta così totale non sarebbe mai stata possibile.

Twitter @rickyfilosa