Volkswagen, il crollo di un mito – di Antonio Gabriele Fucilone

Con lo scandalo delle emissioni truccate che ha coinvolto la casa automobilistica "Volkswagen" è caduto un mito.

Parafrasando una nota canzone dei "Jalisse", su questo scandalo sono stati scritti e detti fiumi di parole. Di sicuro, non si deve gioire. Infatti, ricordo che la casa automobilistica tedesca ha importanti indotti anche qui in Italia.

Tuttavia, ribadiamo, è caduto un mito: quello della "Germania onesta, perfetta e che dà lezioni di moralità agli altri".

Forse, dopo tutto questa baraonda, prima di insultare noi (definendoci "pizza, mafia, spaghetti e mandolino") certi politici e certi giornali tedeschi dovranno contare non fino a 10 ma fino a 100.

Personalmente, mi ricordo di certe immagini di certi giornali tedeschi che (con il loro sarcasmo teutonico) mettevano foto con degli spaghetti ed una pistola, ad indicare l’Italia e la mafia. Mi ricordo di certi giornali tedeschi che all’indomani del naufragio della "Costa Concordia" ci paragonarono al capitano di quella nave Francesco Schettino. Mi ricordo dei sorrisini sarcastici della cancelliera tedesca Angela Merkel quando si nominava Berlusconi.

Dopo questo scandalo, i tedeschi dovranno tornare con i piedi per terra. Dopo questo scandalo, i tedeschi dovranno farsi un bel bagno di umiltà, abbandonando la loro spocchia. Al tempo stesso, però, noi italiani dobbiamo smetterla di flagellarci.

Se uno scandalo simile a quello che ha coinvolto la "Volkswagen" avesse colpito un’importante azienda italiana, noi avremmo passato il tempo a dire: "L’Italia fa schifo, l’Italia è da rifare e noi italiani non abbiamo etica". Incominceremmo a mettere in discussione ogni cosa del nostro Paese. Non è corretto il comportamento tedesco come non è corretto il nostro. La Germania non è l’esempio di virtù come noi non siamo l’esempio di corruzione e sfacelo.