Terrorismo, in Italia siamo davvero al sicuro? – di Marco Zacchera

"Non siamo un Paese in guerra, ma siamo in prima linea nella guerra al terrorismo”. In queste parole del ministro Gentiloni ci sta tutto il succo della politica italiana: “Io speriamo che me la cavo”, ovvero giochiamo con le parole e speriamo che i terroristi non abbiano l’Italia nel mirino. Intanto, sostanzialmente, si tira a campare.

Certo non basta dare 80 euro di aumento agli agenti che operano sulle strade (cosa peraltro giustissima) per esorcizzare il pericolo, perché a monte ci stanno anni di tagli alle spese nel campo della sicurezza (e ancora ci sono nel testo in discussione della legge di bilancio 2016!). Così come continua la pervicace volontà di sottovalutare i rischi degli arrivi senza controllo, i sottili distinguo che servono ogni volta a mettere fuori subito di galera i violenti, l’incapacità di filtrare quartieri interi dove la presenza dello Stato è meramente formale.

Piaccia o no questa è la realtà di un paese di seconda fila, che non ha mezzi militari sufficienti, che si fa regolarmente prendere in giro (vedi vicenda Marò) e che non può spedire né portaerei né uomini nelle zone “calde” perché già per seguire le missioni internazionali in corso raschia il fondo del barile delle (ridotte) capacità operative delle nostre forze armate. Restano le chiacchiere (tante) e un po’ di commiserazione all’estero dove l’Italia è considerata poco più di una compagnia teatrale.

Anche perché se poi si cattura qualche presunto terrorista (come recentemente avvenuto a Merano e Bologna) lo si “espelle” anziché tenerlo chiuso a chiave, perché prontamente scarcerato dai Magistrati. Effettivamente un terrorista fino a un secondo prima di schiacciare il grilletto non ha ancora ucciso nessuno, ma con questa logica non ci sarà mai prevenzione.

D’altronde le cattive notizie meglio minimizzarle, così fanno meno male e preoccupano di meno la pubblica opinione. Quanti hanno capito, per esempio, che  Salab Abdeslan, l’attentatore rimasto vivo dopo gli attentati a Parigi del 13 novembre e attualmente super-ricercato in tutta Europa, è andato e venuto tranquillamente in Italia nel mese di agosto nonostante che i servizi segreti americani avessero avvisato quelli belgi che era un potenziale terrorista?

Funziona così bene la cooperazione tra le polizie europee che dalla sua carta di credito risulta che Salab sia entrato (con chi?) in Italia dalla Svizzera scendendo fino a Bari, poi è sparito 4 giorni (sarà andato in Grecia, in Siria? Non si sa) e quando è riapparso ha risalito tutta la Penisola in auto fino a passare nuovamente il confine. Chi ha incontrato in quei giorni, cosa ha organizzato? Non si sa, speriamo lo sappia almeno la nostra intelligence, anche se qualche dubbio ce l’ho visto che se lo avessero potuto pedinare e bloccare prima non avrebbe organizzato gli attentati a Parigi.

Intanto il centro di Roma è visibilmente presidiato per il giubileo, ma a Milano (città senza prefetto da quasi un mese) non si vede più in giro nessuno, evidentemente si sono ridotti i controlli dopo Expo, dovendoli concentrare a Roma.